mercoledì, aprile 05, 2006

RECENSIONE DELLA SETTIMANA


AUTORE : Anti-flag
TITOLO : The Terror State
GENERE : Punk
PROVENIENZA : Pittsburgh (USA)
ANNO : 2003

Altra guerra portata avanti dal presidente statunitense Bush, altro album degli Anti-Flag. Già era successo con la guerra all'Afghanistan, quando la band aveva rilasciato il mezzo live mezzo album di studio "Mobilize", ed ora la storia si ripete in seguito alla guerra all'Iraq, con questo lavoro dal titolo già di per sé abbastanza eloquente, "The Terror State". E non poteva essere altrimenti, visto che da dieci anni questo quartetto si rende paladino dell'anti-americanismo, ed è ormai diventato il gruppo guida a livello mondiale in questo genere di musica: pochi meglio di loro nella storia del punk si sono resi così attivi in questo campo, visto che non si limitano a dire le cose nei loro dischi, ma le applicano anche. Esempi se ne hanno quando in opposizione alla guerra all'Afghanistan la band ha promosso un tour a proprie spese (e della sua etichetta, la A-F Records), il "Mobilize For Peace", o quando hanno effettuato uno dei loro tanti show a scopo benefico alle manifestazioni anti-guerra ed anti-soprusi in generale.
Il disco si apre con le bellissime "Turncoat" e "Rank-N-File", che rendono subito evidente come la band di Pittsburgh abbia cambiato un po' la sua musica, rendendola meno "estrema" e più melodica: il suono non è infatti più così oppressivo come una volta, risultando più limpido, e non è più guidato dal basso, prima sempre molto bene udibile e messo in grande risalto (a ragione, Chris #2 è un'eccellente bassista), seppure anche in questo nuovo album ogni tanto emerga dal contesto musicale a rendere giustizia; e anche i riff di chitarra non sono più della stessa fattura, essendo più puliti e più melodici, e meno "indiavolati". Con questo non bisogna pensare che "The Terror State" sia un album calmo e docile, perché non lo è, e non bisogna pensare che non sia un ottimo lavoro, perché lo è. E' solo un po' diverso dalle vecchie produzioni della band, ma tutto, dalla cura degli strumenti e delle loro interazioni reciproche, dai testi fino alla produzione, curata tra l'altro da Tom Morello degli Audioslave (ed ex Rage Against The Machine), è di altissimo livello. E anche l'aggressività della loro musica c'è ancora, ma anche in questo caso viene espressa in un modo un po' diverso: a tratti si sentono tracce di vecchi Anti-Flag (vedi "One People, One Struggle"), quelli sporchi e rudi, ma spesso si sentono degli Anti-Flag più commerciali (ma solo rispetto a ciò che facevano prima), come se ne può avere esempio nei rock-eggianti ritornelli di "Power To The Peaceful" o di "Mind The G.A.T.T.", dove la voce di Justin Sane è spesso solo seguita da una chitarra neanche troppo vivace. Ma è più o meno a questo punto che termina il lato più melodico del disco, la prima metà, perché con "You Can Kill The Protester, But You Can't Kill The Protest" si entra nel campo degli Anti-Flag più "violenti", quelli più rassomiglianti a quelli vecchi, dove spesso le linee vocali si tramutano spesso in semi-urla, i cori si fanno più frequenti e la musica più pressante, grazie a ritmi più veloci, a chitarre più vivaci e a riff meno orecchiabili ma più "cattivi". Si può infatti dividere questo CD in due parti: la prima, che dura fino alla sesta canzone, è molto più melodica e pulita, mostrante una nuova faccia degli Anti-Flag, mentre la seconda rende atto di quello che la band era in precedenza, anche se pure in questa ultima metà del disco si noti un gruppo a tratti diverso, quasi più vicino all'hardcore che all'oi! punk rock, come se ne può avere esempio in brani come "Wake Up!" o "Death Of A Nation".
Ciò che invece non cambia assolutamente sono invece la voce nasale ed i testi di Justin Sane, sempre, e senza eccezioni, improntati all'impegno ed alla protesta sociale e politica, e scritti con la solita schiettezza e genialità: per credere, basti notare titoli come il già citato "You Can Kill The Protesters, But You Can't Kill The Protest" o come "Operation Iraqi Liberation (O.I.L)". E a dimostrare quanto il messaggio da proporre sia importante per questa band, all'interno del libretto accanto al testo di ogni canzone c'è un commento che spiega bene il contesto nel quale e per il quale è stata scritta.
Da notare anche la copertina dell'album, censurata da molti negozi, raffigurante sull'involucro di cartone del CD una bambina vestita da soldato che sta sull'attenti, e sul libretto vero e proprio la stessa bambina stesa a terra in un lago di sangue: ovviamente gli Anti-Flag non accettano questo sopruso, e se per caso avete una copia di quelle censurate, potete stampare dal sito della band la grafica originale.
Un album diverso, più melodico per certi versi e più duro per altri, ma sempre un ottimo album, che potrebbe estendere la famiglia degli Anti-Flag a nuovi membri pur non deludendo quelli vecchi.

Giamma



1 Comments:

Blogger Matteo said...

bell'album, i miei pezzi preferiti sono postwar breakout, death of a nation e sold as freedom ;)

12:21 PM  

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