mercoledì, gennaio 31, 2007

BELLE E... CAPACI!

TORNA LA NOSTRA RUBRICA ANTI BRITNEY SPEARS, CIOE' DEDICATA A QUELLE STAR CHE OLTRE AD ESSERE BELLISSIME, HANNO GRANDIU CAPACITA' ARTISTICHE E VOCALI... OGGI E' LA VOLTA DI P!NK, REDUCE DA UNA TRIONFALE TOURNEE' MONDIALE, CHE HA TOCCATO ANCHE IL NOSTRO PAESE...


Nata in Pennsylvania l'8 settembre del 1979, P!nk è figlia di James e Judy Moore; le sue origini sono irlandesi e tedesche dalla parte del padre ed ebraiche dalla parte della madre.
Suo padre suonava la chitarra e cantava canzoni per la piccola Alecia, che aspirarava fin da piccola a diventare una rock star. Dopo il divorzio tra i genitori avvenuto quando Alecia aveva solo 7 anni, la ragazzina cominciò a sperimentare droghe. Il consumo di stupefacenti continuò fino al Thanksgiving del 1995.
Durante le superiori P!nk creò la sua prima band ufficiale, "Middleground", ma non ebbe mai successo. Così iniziò a cantare nei club di Philadelphia fino a quando non le fu data la possibilità di volare ad Atlanta ed entrare nel trio R&B chiamato Choice. L'esecutivo di La Face, L.A. Reid, dopo un'esibizione di Choice rimase molto colpito da Alecia e le offrì di incidere come solista. L'artista accettò l'offerta e cominciò la sua carriera come solista con il nome di P!nk.

P!nk iniziò la sua carriera come artista R&B. Il suo album di debutto fu Can't Take Me Home pubblicato il 4 aprile 2000. Un sostanziale successo la portò ad avere nelle top 10, due singoli: "There You Go" e "Most Girls". Il terzo singolo dell'album, "You Make Me Sick", fu pubblicato alla fine del 2000 e divenne una hit all'inizio del 2001, grazie anche al fatto che fosse stato impiegato nel film Save The Last Dance.
Nella primavera del 2001, P!nk partecipò insieme alla rapper Lil'Kim, alla cantante R&B Mya, e alla cantante pop Christina Aguilera al remake della hit del 1975 "Lady Marmalade" di Patti LaBelle. La traccia fu prodotta dai produttori hip-hop Rockwilder e Missy Elliott. Il video musicale della canzoni fu girato avendo come soggetti le quattro cantanti vestite solo con biancheria intima e trucco pesante, ritratto delle ballerine del Moulin Rouge del ventesimo secolo.

Stanca di essere venduta come un prodotto del marketing musicale, Alecia Moore cominciò a scrivere canzoni più serie, prendendo una nuova direzione di sonorità nel suo secondo album. Chiese aiuto a Linda Perry, e insieme co-scrissero la maggior parte delle canzoni di Missundaztood, pubblicato il 20 novembre 2001.
Il primo singolo estratto fu "Get the Party Started", scritto e prodotto da Linda Perry, classificatosi nella top 5 negli Stati Uniti, e in testa alle classifiche di molti paesi. Gli altri singoli dell'album, "Don't Let Me Get Me", "Just Like a Pill", e "Family Portrait" ebbero notevole successo alle radio nelle classifiche. "Just Like a Pill", prodotto da Dallas Austin, fece guadagnare a P!nk il suo primo posto alla vetta delle classifiche in Regno Unito nel settembre 2002.
M!ssundaztood fu il secondo album più venduto in UK nel 2002, e P!nk fu l'artista femminile che globalmente vendette più album. L'album fruttò più di 5 milioni di copie vendute solo in USA.

Il terzo album di P!nk, Try This, fu pubblicato l' 11 novembre, 2003. Otto delle tredici tracce furono co-scritte con Tim Armstrong del gruppo punk Rancid. Try This si posizionò entro la Top 10 degli album in U.S.A., Canada, UK e Australia nel 2003.
Tuttavia i due singoli estratti "Trouble" e "God Is a DJ" non ebbero molto successo nel suo paese natale, anche se il singolo "Trouble" fece guadagnare a P!nk il suo secondo Grammy award nel 2003. Comunque l'album ebbe successo in Europa specialmente in Gran Bretagna e in Australia.
P!nk fece un esteso tour attraverso l'Europa, ma non furono previste tappe per un tour americano.

Il quarto album di P!nk I'm Not Dead è stato pubblicato nell'aprile 2006 ed ha segnato il ritorno della cantante alla casa discografica LaFace. L'album è stato pubblicato esattamente 6 anni dopo la pubblicazione del primo album di P!nk, Can't Take Me Home. Il Cd causa controversie a causa di una canzone, "Dear Mr. President" , che è un'esplicita lettera indirizzata all'attuale Presidente degli Stati Uniti George W. Bush.
Il primo singolo, "Stupid Girls", è stato trasmesso alle radio alla fine di gennaio. Stupid Girls ha subito successo e regala a P!nk un posizionamento nella top 20 dei singoli, cosa che non avveniva da "Family Portrait". "Stupid Girls" è stato inoltre nominato "Migliore Video Pop" agli MTV Video Music Awards del 2006.
Il secondo singolo dell'album, "Who Knew," è stato pubblicato il 29 maggio dello stesso anno ed è stato 20 volte No.1 su TRL Germany e per la prima volta anche No.1 a TRL Italia per due giorni consecutivi.
Il terzo singolo è "U + Ur Hand", il cui video, girato assieme a "Stupid Girls", sarebbe potuto essere il primo singolo estratto dall'album. Il video è stato diretto da Dave Mayers, autore di altri video di P!nk tra cui il divertente "Stupid Girls".
"Nobody Knows" sarà invece il quarto singolo estratto dall'album che si è aggiudicato il disco di platino. Il video è stato girato a Londra, in diverse locations. Durante le riprese del video pare che la troup sia stata aggredita da un gruppo di uomini in evidente stato di ebrezza che hanno iniziato a lanciare oggetti contro di loro. Il video sarà presto in esclusiva in Gran Bretagna.

(da wikipedia)

martedì, gennaio 30, 2007

LIVE REPORT : G.PALMA & THE BLUEBEATERS - Milano, Alcatraz (27/1/2007)


SABATO SERA GIULIANO PALMA E I SUOI BLUEBEATERS SI SONO ESIBITI IN UN ALCATRAZ STRACOLMO. NOI OVVIAMENTE C'ERAVAMO E QUI DI SEGUITO VI RACCONTIAMO COM'E' ANDATA...

Arriviamo all'Alcatraz intorno alle 23 e, già da fuori si capisce quanto il locale sia pieno. Lunghe file, gente che si ammassa all'entrata e buttafuori intenti a far rispettare le file. Il prezzo è onesto (10€), ma grazie alle solite conoscenze, entriamo gratis.
Il concerto è già iniziato da un po' e, al contrario di quanto pensassi, la band si sta esibendo sul palco grande e, davanti a loro, una marea di gente è letteralmente in delirio.
Stasera si chiude, dopo oltre 125 date, il "Long Playing Tour", la fortunatissima tournèe che ha portato Giuliano Palma & The Bluebeaters in giro per tutto lo stivale e che non poteva chiudersi in modo migliore, come lo stesso Giuliano sottolinea più volte.
L'inconfondibile miscela di ska, rocksteady e soul americano, caratterizza come sempre lo show, che risulta, questa volta, più coinvolgente del solito.

La gente è contenta, balla, canta, beve un sacco di alcool e noi ci facciamo subito coinvolgere. L'acustica del posto è splendida come sempre e i ragazzi sul palco fanno di tutto per suonare al meglio, intervallati dai discorsi del buon Giuliano, stupito più di noi nel vedere così tanta gente davanti ai suoi occhi.
"Che cosa c'è", "Back in black" sono solo alcuni dei tanti pezzi che scivolano via alla grande in un locale sempre più pieno, sempre più imballato, che intorno all'una di notte raggiunge il sold out (!!!!) e chi c'è stato sa cosa significa iìun posto così grosso SOLD OUT!

La band non si risparmia di certo, sia tecnicamente (sempre ineccepibile) sia nel coinvolgimento, che risulta davvero di alto livello, a differenza di altri loro live ai quali avevo assistito.
Un'infinita versione di "Messico e Nuvole", intervallata da vari stacchi e dalla presentazione della band, chiude uno show che ha fatto ballare ogni cristiano presente all'Alcatraz e non ha risparmiato nemmeno i più scettici.

GRANDI BLUEBEATERS!

Ale

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lunedì, gennaio 29, 2007

VASCO : BASTA POCO


E' USCITA NELLE RADIO, E' USCITA IN RETE E TUTTI NE SONO A CONOSCENZA: E' IL NUOVO SINGOLO DI VASCO, INTITOLATO "BASTA POCO" E DA LUI MODESTAMENTE DESCRITTO COME UN TRIBUTO A JANNACCI...
QUI DI SEGUITO LA NOTIZIA COME APPARE SUL SITO UFFICIALE DEL ROCKER DI ZOCCA...

All'annuncio della sorpresa sul sito i fans si sono scatenati e allo scadere della mezzanotte, ora in cui facevamo ascoltare un assaggio di "Basta poco" erano oltre 100 mila i fans che si collegavano...mettendo a dura prova la risposta del nostro pur potente server per le crescenti richieste.
Con il passare delle ore le richieste al server si sono moltiplicate arrivando ad una media di 68000 all'ora. E il carico non accenna a diminuire.
Nel giro di poche ore sono arrivate stamattina circa 1000 mail con messaggi vari di "ringraziamento". Al momento stanno arrivando circa 200 mail all'ora che, naturalmente, intasando la casella di posta della redazione.

...Stasera al TG1 e sul sito un'altra sorpresina...
Qui di seguito il comunicato stampa ufficiale che inviato alla stampa ;

Una canzone nuova, a sorpresa. Vasco aveva l’urgenza di farla ascoltare subito. Adesso.
“Basta poco”, Una canzone provocatoria, caustica quel tanto…che Vasco ama considerarla un modesto omaggio a Jannacci.
Vasco l’ha scritta, ce l’ha e nello spazio di una notte sceglie di inciderla e di farla arrivare in fretta, veicolandola solo per radio e rendendola scaricabile da internet.

Genio “guastatore”, il suo è un gesto artistico sovversivo:
lancia una canzone in uno stagno per far alzare le onde.
Del resto si sa che Il Blasco obbedisce soltanto al suo istinto e non alle logiche discografiche.

“Basta poco” non sarà un cd singolo in vendita e non prelude a un album. Ne farà tutt’al più parte quando verrà.

“Sono un po’ stanco di fare degli album” – dichiara provocatoriamente Vasco - “vorrei fare una canzone alla volta. Che magari ti scarichi da I-tunes e la inserisci nella tua playlist. Chissà quante playlist hai tu? Da ora in avanti te lo costruisci tu un album…”.
Basta poco…d’ora in poi comunicano le canzoni:

E d’altronde è questa qui
La realtà di questa vita
Ci si guarda solo fuori
Ci si accontenta delle impressioni
Ci si fotte allegramente
Come se fosse niente
“darei fuoco a casa tua…
se mi passasse il mal di dente”



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........ Eh sì è vero, basta poco per farci felici..basta che il Blasco esca con una canzone e succcede il finimondo! .. agenzie stampa e notizie che girano incontrollate...ma va bene va bene va bene così, è il Blasco ed è naturale che si scateni uno tsunami..Ciò che più conta è che la sorpresa c'è stata ed è un piacere fare zapping radiofonico e ascoltarla!!!


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THE ORIGINAL SOUNTRACK


LA COLONNA SONORA CHE PROPONIAMO OGGI APPARTIENE AD UN CARTONE ANIMATO CHE PERSONALMENTE HO VISTO AL CINEMA E CHE MI HA LASCIATO STUPITO...
PARLIAMO DI CARS, UNO DEI FILM PIU' VISTI DELLA PASSATA STAGIONE E CHE, IN QUANTO A COLONNA SONORA, NON SCHERZA AFFATTO...

Pronti a partire? Allora, Go con l’adrenalinica colonna sonora del nuovo eccezionale film della Pixar, Cars – motori ruggenti. Ma non ruggiscono soltanto i motori in questo film d’animazione digitale, grazie ad una OST che sfoggia nomi del calibro di Sheryl Crow, John Mayer, Rascall Flatts, Brad Paisley, James Taylor, The Chords, Chuck Berry, Hank Williams e, dulcis in fundo, il grande Randy Newman. Canzoni spumeggianti e uno score scoppiettante! Iniziamo con la parte songs di questo frizzante CD: allo “Start” la superstar Sheryl Crow con il suo infiammato rock sudista “Real Gone”, seguono sgasando il rock and roll targato anni ‘50 di Chuck Berry, “Route 66” (un omaggio alla gloriosa strada tanto amata dagli abitanti di Radiator Springs nel film di John Lasseter), e l’impetuosa rivisitazione di John Mayer della stessa canzone, l’effervescente cover di Thomas Cochrane “Life is a Highway” eseguita dai Rascall Flatts, il country d’annata di Hank Williams, “My Heart Would Know”, e quello moderno di Brad Paisley con ben due canzoni, “Behind the Clouds” & “Find Yourself”, arrivando al traguardo con la melanconica e stupenda ballata romantica “Our Town”, composizione originale di Randy Newman e cantata dal leggendario James Taylor (il testo racconta di una fiorente cittadina dove nessuno sembra avere più bisogno di nulla, ma dove niente è più come una volta) e il divertente vecchio ballabile “Sh-Boom” dei Chords. La ricca partitura è affidata al fido collaboratore di Lasseter, il premio Oscar Randy Newman, alle prese per la quarta volta con un film Pixar dopo Toy Story (1995), A Bug’s Life – Megaminimondo (1998), Toy Story 2 (1999) e Monster & Co. (2001). Il compositore losangelino, a detta dello stesso regista, “…per Cars riflette due mondi diversi: il mondo moderno dominato dalla velocità e Radiator Springs, dove l’unica cosa che gli abitanti possiedono è il tempo. Qui ogni cosa procede a rilento e Randy usa una combinazione di Bluegrass, jazz e brani tradizionali per riprodurre il ritmo. Il mondo delle corse automobilistiche presenta invece una massiccia dose di rock’n’roll.” Infatti Newman passa con disinvoltura da pagine epico-sinfoniche-rock, con gran dispiego di fanfare (“Opening Race”, “Pre-race Pageantry”, “The Piston Cup” e “The Big Race”) al bluegrass (“Bessie”), blues tradizionale con spruzzate di mickeymousing (“Tractor Tipping”), dolci ballate country con un intermezzo epico-sinfonico (“McQueen and Sally”) e teneri momenti affidati ad archi, fiati, corni e assolo di chitarra (“Goodbye”). Per questa pellicola Newman ha utilizzato molti bravi solisti di armonica, chitarra, mandolino e un’orchestra di 110 elementi che hanno creato, come afferma Lasseter, “La migliore colonna sonora in assoluto che abbia mai composto!”. Fatevi prendere dal ritmo di Cars e sfrecciate con la sua musica!

(da www.colonnesonore.net)

venerdì, gennaio 26, 2007

OBITUARY : DEATH FOREVER!


OGGI FACCIAMO UN SALTO NEL DEATH, CON UN BELL'ARTICOLO SUGLI OBITUARY TROVATO IN RETE. IL GRUPPO AMERICANO APPREZZATO IN TUTTO IL MONDO, DAGLI AMANTI DEL GENERE E NON SOLO, HA VISITATO PIU' VOLTE L'ITALIA, RISCUOTENDO SEMPRE UN GRANDE SUCCESSO...

I floridiani Obituary incarnano la quintessenza del death metal statunitense. Autentici prime mover al fianco dei Death di Chuck Schuldiner, i nostri si sono abbondantemente cibati dell’analoga estetica a base di horror B-movies, catastrofismi assortiti e perversioni ultratombali. Punto di forza degli Obituary è senza dubbio il vocalismo licantropico del mitizzato John Tardy: una fiera belva che si divincola nell’agonia di putridi riff sabbathiani, alternati comunque a repentine accelerazioni mortifere. Fa specie, in questo quadro globale funereo e senza luce alcuna, l’interesse per tematiche ecologiste che ha contrassegnato il loro quarto platter "World Demise", come già raccontato da Davide. Per gli Obituary vale quanto detto a proposito dei più disturbanti lungometraggi di Romero: ci ispirano un sentimento di ribrezzo, ma ci attirano come mosche sul miele.

Discografia consigliata:

"Cause Of Death" (Roadrunner - 1990)
Meno parossistico rispetto al platter d’esordio e più ‘ragionato’, "Cause Of Death" risulta comunque un disco di fattura rilevante per qualunque appassionato di death metal floridiano. I riff chitarristici sono sempre putrescenti e morbosi, ma la potenza dinamica della band sembra meglio distribuita. La triade iniziale, "Infected", "Body Bag" e "Chopped In Half" alterna sequenze mortifere ad accelerazioni squartanti come da manuale, ma il bello arriva col riff stoogesiano della title-track e con l’azzeccata cover di un classico dei Celtic Frost, "Circle Of Tyrants". Davvero rimarchevole infine, il contributo di James Murphy alla seconda chitarra, debitamente ispirato in fase solista.

"The End Complete" (Roadrunner - 1992)
Nettamente più sabbathiano rispetto al diretto precedessore, "The End Complete" fotografa una band molto ispirata in sede di scrittura (i riffs chitarristici risultano davvero azzeccati), nonché forte di un John Tardy davvero inarrivabile. Meritano la citazione le varie "Killing Time", "Dead Silence" e la ferale title-track, ma non si può peraltro tacere di un certo retrogusto vagamente ‘grunge’ (alla maniera dei Willard, per intenderci) che aleggia su buona parte del disco. Con tutta probabilità, uno dei loro lavori migliori.

Michele Dicuonzo

mercoledì, gennaio 24, 2007

MOBSOUND ...finalmente on line!


E' finalmente attivo il sito di MOBSOUND, curato nella grafica e nella creazione da Chrometaphore e attivo ormai da qualche giorno.
Nel sito potrete trovare informazioni riguardo la sala prove, lo studio di registrazione, lo studio di mastering, i service, il noleggio strumenti e tutto quello che gravita attorno all'attività di Mobsound.
L'indirizzo?
http://www.mobsound.it/
HIT THE FLAME, BURN YOUR HEART... PLAY YOUR MUSIC!

lunedì, gennaio 22, 2007

RECENSIONE DELLA SETTIMANA


GLI ELVIS JACKSON SONO DAVVERO TOSTI. LI AVEVAMO VISTI ALL'OPERA NEL LIVE DI QUEST'ESTATE IN COMPAGNIA DEI GETTIN'GREY E CI AVEVANO IMPRESSIONATO PARECCHIO. ORA SI PARLA DEL LOR DISCO, USCITO L'ANNO PASSATO MA ANCORA NELLO STEREO DI MOLTI DI VOI...

TITOLO : Summer Edition
ARTISTA : Elvis Jackson
ANNO : 2006
PROVENIENZA : Slovenia
GENERE : Ska Core

Gruppo parecchio strano questi Elvis Jackson, passano agilmente senza scomporsi più di tanto da un rock-punk molto melodico ("Don't go too far" e "Running") a un reggae solare ed estivo ("morning") a una patchanka assurda degna dei Mano negra a uno ska ultra veloce degno dei Fishbone.
Chi li ha visti al Rock in Idro ( alla festa di liberazione poco prima...) ancora si ricorda la loro esibizione ultra coinvolgente, e farebbe bene ora a comprarsi il cd, e sa che non si può perdere la loro prossima calata italica; per chi non li conoscesse, mettete nel frullatore tutte le influenze di cui ho parlato li sopra, ne ottenete un cd strano, senza un indirizzo musicale ben preciso...ma dannatamente buono!

L'importante infatti è che tutto ciò che viene proposto, viene proposto ad un buon livello, buona fantasia, songwriting all'altezza e buona personalità; davvero non si può chiedere niente di meglio a una band...se poi siete fra quelle persone che vogliono rigore e una musica di un genere ben preciso, che appena esce dai binari classici del genere non riuscite più ad ascoltare...beh, state lontani dagli Elvis Jacson.
Qui c'è follia, degenero e nessuna regola (dal reggae si degenera nel punk in zero secondi per poi passare al calypso).
Fatevi contagiare dalla loro follia.

giovedì, gennaio 18, 2007

QUATTROASSI come back!

Torna la musica dei QUATTROASSI.
Sabato 20 gennaio dalle ore 22, fino a notte inoltrata, si balla a ritmo di reggae, ska, rocksteady, dancehall, roots e hip-hop, al circolo arci S'agapoò, in via Lodovico il Moro a Milano (Naviglio Grande).
Vi aspettiamo numerosi!

martedì, gennaio 16, 2007

ZZ TOP : boogie texano barbuto

SONO UNO DEI GRUPPI MIGLIORI DEL PANORAMA ROCK, HANNO SCRITTO GRANDI PAGINE DELLA STORIA DELLA MUSICA, MA SUL BLOG NON AVEVAMO MAI PARLATO DI LORO.
NON E' MAI TROPPO TARDI E COLGO AL VOLO L'OCCASIONE DI QUESTO BELL'ARTICOLO SCOVATO IN RETE, CHE RENDE GIUSTIZIA AD UNA BAND STORICA...


Gli ZZ Top vedono la luce nel 1970 da qualche parte in Houston, nel momento in cui Billy Gibbons (già nei Moving Sidewalks) stringe un patto di collaborazione con Dusty Hill e Frank Beard (ex-American Blues). La passione per il blues e per il boogie sudista consolida il trio, che comincia a battere insistentemente tutti i locali scalcinati del Texas. Il botto lo procura l’azzeccato singolo "Tush" e da quel momento si va a profilare per i nostri una costante ed inesausta scalata al dorato successo delle chart. ‘Muzak’ a stelle-e-strisce nel senso più consono del termine, la loro: immediata, contagiosa e soprattutto divertente. Le spassose e lunghissime barbe, la passione per i motori, nonchè le donnine discinte che da sempre li accompagnano, hanno fatto il resto, coniando un vero e proprio mito immarcescibile per gli americani tutti. Dalla logorroica passione per Peter Green e Muddy Waters si è passati ai sintetizzatori di "Afterburner", giù sino al riciclaggio annunciato degli ultimi lavori. Ma gli ZZ Top vanno presi per quello che sono: la migliore colonna sonora per un allegro party alcoolico. Andate a chiederlo ai Metallica.

Discografia consigliata:

"Tres Hombres" (Warner - 1973)
L’album che lancia gli ZZ Top al di fuori dei meri confini texani si conferma comunque un manifesto di hard rock boogie decisamente ortodosso. Tosto quanto basta per spopolare nei ‘topless bar’ più infimi (cfr. "Waiting For The Bus"), "Tres Hombres" manca tuttavia dell’hit scalaclassifiche (anche se "La Grange" - dedicata al leggendario bordello texano - va piuttosto bene). Ma la scalpitante "Tush" (ovvero ‘figa’) è oramai davvero dietro l’angolo.

"Tejas" (Warner - 1976)
Grazie al successo del precedente "Fandango", i nostri simpatici barbuti possono concedersi di ‘sforare’, per quanto possibile, dai loro usuali canoni musicali. E’ così che "Tejas" sfodera più di un’inflessione soul e tex-mex (cfr. "El Diablo"), pur sempre nel merito di un tessuto sonico da sempre poco incline al ‘meticciato’ con l’esterno. Uno dei loro album più ricercati e meno derivativi.

"Eliminator" (Warner - 1983)
E' l’album che scala le classifiche di tutto il mondo, anche grazie ad un inusitato innesto di sibilanti sintetizzatori sul solito, squadrato rifferama boogie dei nostri. Il bello del disco è che la musica si fa quasi danzereccia ("Gimme All Your Lovin’", "Sharp Dressed Man", "Legs"), anche a causa delle ritmiche ‘friendly’ e sincopate. La lunga ballata bluesy "I Need You Tonight" garantisce da par suo un cheek-to-cheek di tutto rispetto. La metamorfosi dal blues rock allo space pop boogie è oramai compiuta, ma lo spasso è comunque assicurato dai video estratti da questo stesso album. ZZ Top: testardi, folli, inimitabili e pure milionari!

Michele Dicuonzo

venerdì, gennaio 12, 2007

DISCHI CHE HANNO FATTO LA STORIA


RITORNA LA NOSTRA STORICA RUBRICA CHE PIACE TANTO AI LETTORI DEL BLOG E CHE PARLA DI QUEI DISCHI CHA HANNO LASCIATO UN SEGNO NELLA STORIA DELLA MUSICA.
OGGI SI PARLA DI PROG, CON UN ALBUM DEI MAESTRI DI QUESTO GENERE... ECCO A VOI I DREAM THEATER.

Siamo di fronte ad un concept album, degnissimo seguito di "Metropolis pt.I", brano contenuto nell’album "Images and Words", seconda release della band. I protagonisti della storia sono i due gemelli telepatici Julian e Edward (rispettivamente 'The Sleeper' e 'The Miracle') protagonisti di una vicenda che li vede amare la stessa donna (Victoria). Mi fermo qui con la narrazione della storia, altrimenti rischio di rovinare la sorpresa a qualcuno che magari non ha ancora avuto modo di sentire il disco.

Veniamo dunque alla parte musicale dell’opera. Settantasei minuti suddivisi in due atti di pura adrenalina, miele per le orecchie dei fan dei Dream di vecchia data, sia per chi non lo e’ o non ama particolarmente il quintetto in questione. Da sempre lo stile 'Dream' e’ in continua evoluzione (sfido chiunque a trovare due album con contenuti uguali o simili), ma trova la sua massima esaltazione in questa release che contiene in egual misura dosi di tecnica, potenza, cuore e precisione. Mescolate questi ingredienti e otterrete quello che e’ secondo me il miglior disco dei Dream Theater. Qualcuno storcera’ il naso pensando alla rivoluzione musicale che "Images and Words" provoco’ alla sua uscita, ma "Scenes From a Memory" (da ora in poi "SFAM") gli e’ superiore perche’ "Images and Words" risulta essere troppo ricco di tecnica fine a se stessa e da cio’ l’ascolto risulta appesantito, al contrario di "SFAM", i cui settantasei e passa minuti di musica passano veloci e lasciano all’ascoltatore la voglia di premere il tasto 'play' ancora una volta.

Un giusto mix di brani veloci e potenti ("Beyond This Life", uno per tutti) e splendide e commoventi ballad ("Through Her Eyes") snelliscono l’ascolto. Da segnalare l’ottima strumentale “The Dance of Eternity", puro sfoggio di tecnica e l’altrettanto notevole brano finale "Finally Free". Siamo al cospetto di uno quei dischi che a mio parere saranno destinati a fare storia nella musica prog, una pietra miliare insomma. La precisione di Petrucci e il suono chiaro della sua chitarra, il grandissimo Portnoy a scandire i tempi dietro la batteria, gli intrecci di tastiera di Rudess, l’accompagnamento di Myung al basso e la voce squillante di un LaBrie tornato a livelli eccezionali (quelli di "Images and Words", per intenderci), fanno di questo disco un’ opera imperdibile per chiunque. Punto di riferimento per le generazioni a venire: il disco perfetto.

giovedì, gennaio 11, 2007

LIVE REPORT : IRON MAIDEN - Milano, Forum (2/12/2006)

ALL'INIZIO DELLO SCORSO DICEMBRE, I MITICI IRON MAIDEN SONO ARRIVATI A MILANO.
NOI OVVIAMENTE ERAVAMO LI, PRESENTI AD UNO SHOW PERFETTO DAL PUNTO DI VISTA TECNICO, MA CHE HA LASCIATO MOOOOOOLTO PERPLESSI PER LA SCELTA DELLA SCALETTA ADOTTATA...
CI RACCONTA TUTTI MARCO, CHITARRISTA DEI DGF...


Arrivo al Forum poco prima delle 20. Un paio di birre al baracchino, guardando sfilare i camper dei quarantenni inglesi che si girano tutta europa, seguendo i Maiden dalla prima all'ultima data.
Ho già visto la metal band per eccellenza altre 2 volte e ne sono rimaso ben impressionato.
Entro a mezzora dall'inizio dello show e non mi vedo quindi, nè i Trivium, nè la figlia di Harris.
Alle 21 "Different World", brano d'apertutra dell'ultimo disco, da inizio alle danze.
La scenografia è imponente, davvero bella e curatissima e rappresenta una trincea di guerra. L'affiatamento della band ha raggiunto livelli di affidabilita' tali da consentire al sestetto di riprodurre fedelmente il nuovo disco "A Matter Of Life And Death" integralmente e senza sbavatura alcuna. Il sound stavolta e' potente e cristallino, ogni strumento si distingue perfettamente ed e' un piacere assistere ad una tale esibizione.

Come era stato annunciato, gli Irons hanno deciso di proporre tutto il nuovo album, dall’inizio alla fine, per poi passare ad alcuni classici nel gran finale. Una scelta, questa, che ha lasciato con l’amaro in bocca tutti coloro che non hanno apprezzato l'ultimo lavoro, specialmente i vecchi fan, che speravano di ricevere una “lezione di storia” dalla band. Gli altri, ai quali l’album è piaciuto oppure che avevano già soddisfatto la propria sete di classici con il tour Early Days (come il sottoscritto) sono comunque rimasti un po' perplessi dalla quasi totale assenza di hit del passato...

Lo show non coinvolgente come vorrei e il ritmo scende un po' con il passare dei minuti, fino a "The Longest Day", al termine della quale le urla acclamanti del pubblico interrompono il concerto per qualche minuto: Bruce si siede sulle spie e attende che si siano calmate le acque prima di poter riprendere con l'esecuzione di "Out Of The Shadows". Tutto da copione, fino al termine di "The Legacy", brano conclusivo di "A Matter Of Life And Death" (che, in verita', dal vivo 'spacca').

Quindi siamo pronti per ascoltare qualche classico storico, ma chi si aspetta altri 7-8 pezzi ha sbagliato di grosso: si comincia con l'immancabile "Fear Of The Dark", accolta con un boato e seguita da "Iron Maiden", vessillo della band da anni e anni, durante l'esecuzione della quale vediamo sorgere da dietro le pelli del buon Nicko una sagoma inquietante di un carro armato... D'un tratto il suo cannone punta sul pubblico, la botola superiore si apre ed ecco fuoriuscirne Eddie in versione bellica, per un boato assordante del pubblico.
Il trio conclusivo è la parte migliore del concerto : "2 Minutes To Midnight", "The Evil That Men Do" e "Hallowed Be Thy Name", eseguite OVVIAMENTE senza alcuna sbavatura ne' incertezza, ne' da parte della band, ne' per quanto riguarda la resa sonora. Di quest'ultimo terzetto, probabilmente "The Evil That Men Do" e' stata quella piu' trascinante e meglio riuscita, ma anche le altre non sono state da meno.
Quindi, dopo i saluti di rito, la band rientra dietro le quinte, le macerie su fondo rosso riappaiono sul palco, le luci si riaccendono e tutti a casa.
"Sarà finito veramente?" si chiede tanta gente che non può credere all'assenza in scaletta di pezzi come "Number of the beast" o "Run to the hills"... la risposta purtroppo è affermativa e, scendendo le scale del Forum, l'impressione è che i Maiden potessero fare di meglio...

MARKO

mercoledì, gennaio 10, 2007

Tributo a James Brown


NON AVENDO AVUTO LA POSSIBILITA' DI AGGIORNARE IL BLOG DA TENERIFE, RIESCO SOLO ORA A DEDICARE UN POST AD UN GRANDISSIMO DELLA MUSICA, CHE CI HA LASCIATI. LA VIGILIA DI NATALE INFATTI, SI E' SPENTO JAMES BROWN, CONSIDERATO ALL'UNANIMITA', IL PADRINO INDISCUSSO DELLA SOUL MUSIC...

James Joseph Brown, Jr. (in seguito si fece togliere dal nome anagrafico il "Jr") nacque in una baracca nella campagna del South Carolina, anche se l'artista ebbe a dichiarare di essere nato a Macon (Georgia); crebbe ad Augusta, in Georgia, in condizioni di marcato disagio. Sopravvisse lavorando sin da bambino, come raccoglitore di cotone, come lustrascarpe e con le mance dei soldati neri di stanza in città. Fu infatti incaricato, non ancora decenne, di procurare clienti per il bordello a cui il padre lo diede in "affidamento" dopo che entrambi furono abbandonati dalla moglie e madre; cominciò ad esibirsi in qualche piccolo locale della zona, ma allo stesso tempo commettendo piccoli reati. A 16 anni fu arrestato per rapina a mano armata e fu recluso nel riformatorio di Toccoa. Qui conobbe Bobby Byrd (per molto tempo seconda voce del Padrino del Soul, sia sul palco che in studio), la cui famiglia aiutò quella di Brown ad ottenerne il rilascio sulla parola dopo solo tre anni di detenzione, a condizione che non tornasse ad Augusta o nella contea di Richmond.
Fece qualche passo nello sport, in particolare nella boxe e nel baseball, ma dovette ritirarsi dall'agonismo a causa di un incidente ad una gamba. Si dedicò allora alla musica.
In particolare, fin da piccolo si appassionò al Gospel (che ascoltò in chiesa), allo Swing ed al Rhythm & Blues.
Esordì alle fine degli anni Quaranta come interprete di gospel, destreggiandosi anche alla batteria, all'organo ed al pianoforte. Alla metà del decennio successivo fondò la sua prima band (firmando un contratto con una delle più celebri case discografiche dell'epoca, la King Records): i The flames che, alla fine del 1955, composero il loro primo pezzo, Please, please, please (vanta ben 40 dischi d'oro), che schizzò immediatamente nella hit parade americana. Seguirono due album e altri singoli come Night train, che ottennero tutti un ottimo successo.
Negli anni Sessanta Brown fu stabilmente in vetta alle classifiche dei dischi di rhythm & blues con brani come Prisoner of love, I got you, It's a man's world, Cold sweat e I'm black and I'm proud. Nel 1962 venne registrato un concerto tenuto all'Apollo Theater che darà vita all'album Live at the Apollo, diventato un best seller. Grazie alla sua popolarità riuscì a trasmettere messaggi sui temi sociali e esistenziali, come l'importanza dell'istruzione e la necessità di migliorare la propria condizione individuale e sociale (eclatante la sua battaglia, negli anni 2002-2003, a favore di Amina Lawal, donna nigeriana di 30 anni, condannata ad essere lapidata a morte per aver avuto una bambina fuori dal matrimonio). Seguirono altri grandi successi per Brown, tra i quali It's too funky in here e I got the feeling.
Gli anni Settanta lo videro ancora grande protagonista con ben otto album di successo: dopo una serie di dieci canzoni che lo proiettarono immancabilmente in classifica, James Brown venne consacrato come "The Godfather of Soul" e fu proclamato anche Re del R&B.
Negli anni Ottanta interpretò la parte del predicatore nel famoso The Blues Brothers (di John Landis, con John Belushi e Dan Aykroyd) recitando a fianco di altre stelle della musica come Aretha Franklin e Ray Charles; travolgente fu anche la sua esibizione con Living in America nel film Rocky IV (con Sylvester Stallone).
Negli anni successivi proseguì l'attività di concerti e incisioni, incoraggiando la rivalità tra Prince e Michael Jackson, da lui considerati suoi successori.
Grande la popolarità anche in Italia: la celeberrima "I feel good" ha ispirato "Iaffiu u cuttu" di Brigantony.

Nel dicembre del 2006 James Brown cominciò ad avvertire dei dolori fisici che lo portarono ad annullare varie date dei suoi concerti, anche se almeno fino al 23 dicembre era rimasta in piedi l'ipotesi di un suo ritorno sul palcoscenico per il 27 [1].
Il 24 dicembre, colto da un'acuta forma di polmonite, il "Padrino del Soul" venne ricoverato all'Emory Crawford Long Hospital di Atlanta, dove è improvvisamente deceduto ventiquattro ore dopo: il suo agente, Frank Copsidas, ha precisato che le cause della scomparsa sono ancora da appurare. L'artista aveva 73 anni.

Please Please Please (1959)
Try Me (1959)
Think (1960)
The Amazing James Brown (1961)
James Brown Presents His Band/Night Train (1961)
Shout And Shimmy (1962)
James Brown and His Famous Flames Tour the USA (1962)
Live at the Apollo - RS500 (1963)
Prisoner of Love (1963)
Showtime (1964)
The Unbeatable James Brown (1964)
Grits and Soul (1964)
Out Of Sight (1964)
Papa's Got A Brand New Bag (1965)
I Got You (I Feel Good) (1966)
James Brown Plays James Brown Today and Yesterday (1966)
Mighty Instrumentals (1966)
James Brown Plays New Breed (The Boo-Ga-Loo) (1966)
Soul Brother No. 1: It's A Man's Man's Man's World (1966)
James Brown Sings Christmas Songs (1966)
Handful of Soul (1966)
The James Brown Show (1967)
Sings Raw Soul (1967)
James Brown Plays The Real Thing (1967)
Live At The Garden (1967)
Cold Sweat (1967)
James Brown Presents His Show of Tomorrow (1968)
I Can't Stand Myself (1968)
I Got The Feelin' (1968)
Live At The Apollo, Volume 2 (1968)
Jams Brown Sings Out Of Sight (1968)
Thinking About Little Willie John and a Few Nice Things (1968)
A Soulful Christmas (1968)
Say It Loud, I'm Black and I'm Proud (1969)
Gettin' Down To It (1969)
The Popcorn (1969)
It's A Mother (1969)
Ain't It Funky (1970)
Soul On Top (1970)
It's A New Day - Let A Man Come In (1970)
Sex Machine (1970)
Hey America (1970)
Super Bad (1971)
Sho' Is Funky Down Here (1971)
Hot Pants (1971)
Revolution of the Mind/Live At The Apollo, Volume 3 (1971)
There It Is (1972)
Get On the Good Foot (1972)
Soul Classics (1972)
Soul Classics, Volume 2 (1973)
Black Caesar (1973)
Slaughter's Big Rip-Off (1973)
The Payback (1974)
Hell (1974)
Reality (1975)
Sex Machine Today (1975)
Everybody's Doin' The Hustle and Dead on the Double Bump (1975)
Hot (1976)
Get Up Offa That Thing (1976)
Bodyheat (1976)
Mutha's Nature (1977)
Solid Gold (1977)
The Fabulous James Brown (1977)
Jam 1980's (1978)
Take A Look At Those Cakes (1979)
The Original Disco Man (1979)
People (1980)
Hot On The One (1980)
Soul Syndrome (1980)
Can Your Heart Stand It? (1981)
The Best of James Brown (1981)
Nonstop! (1981)
Live In New York (1981)
Bring It On (1983)
Roots of A Revolution (1984)
The Federal Years, Part 1 (1984)
The Federal Years, Part 2 (1984)
Ain't That A Groove - The James Brown Story 1966-1969 (1984)
Doing It To Death - The James Brown Story 1970-1973 (1984)
Dead On The Heavy Funk 1974-1976 (1985)
The CD of JB: Sex Machine and Other Soul Classics (1985)
The LP of JB (1986)
Gravity (1986)
In The Jungle Groove - RS500 (1986)
James Brown And Friends (1988)
Motherlode (1988)
I'm Real (1988)
Star Time - RS500 (1991)
Messin' With The Blues (1991)
Greatest Hits - RS500 (1991)
Love Over-Due (1991)
Chronicles - Soul Pride (1993)
Universal James (1993)
Funky President (1993)
Live At The Apollo (1995)
JB40: 40th Anniversary Collection (1996)
On Stage (1997)

martedì, gennaio 09, 2007

I 60 ANNI DEL DUCA BIANCO


TORNATI FINALMENTE DALLE VACANZE DELLE FESTIVITA' NATALIZIE, RIPRENDIAMO A PARLARE DI MUSICA, CON L'OMAGGIO AD UN GRANDISSIMO E STORICO PERSONAGGIO DELLA MUSICA MONDIALE, CHE IERI, HA SPENTO 60 CANDELINE!

Ieri, 8 gennaio 2007, David Robert Jones (Bowie è il cognome adottato all'inizio della carriera per non confondersi con il David Jones cantante dei Monkees) ha compiuto 60 anni.
La sua carriera di anni ne ha più di 40, visto che il suo primo singolo, Can't help thinking about me, venne pubblicato il 14 gennaio del 1966 a nome di David Bowie and The Lower Third. Sette anni dopo era già un mito giovanile, il fondatore del glam rock, padre putativo di buona parte della generazione del rock inglese degli Oasis.
All'inizio di quest'anno ha ricevuto il Grammy alla carriera, equivalente musicale dell'Oscar, mentre Q, una delle più prestigiose riviste specializzate del mondo, ha inserito tre dischi di Bowie nell'elenco dei 100 album fondamentali della storia del rock: Ziggy Stardust, Honky Dory e Low. Ormai l'intervento di angioplastica al cuore, a causa del quale nel 2005 ha dovuto interrompere una tournee e annullare tutti i suoi impegni, è solo un ricordo.
Probabilmente l'incontro cruciale della sua carriera è stato quello con Lindsay Kemp nel 1967: grazie a lui ha appreso i segreti del mimo e della messa in scena teatrale, elementi fondanti della sua personalità artistica affermatasi attraverso le ormai celebri impersonificazioni, Ziggy Stardust e il Duca Bianco, algida figura che ha schiuso le porte della new wave. Nei panni di questi due personaggi, Bowie ha inciso album leggendari come Space Oddity, The man who sold the world, The rise and fall of Ziggy Stardust And the Spiders from Mars. All'inizio degli anni '80 è già un mito, lascia Los Angeles e si trasferisce a Berlino dove, con la collaborazione di Brian Eno, registra tre degli album più importanti della sua carriera, Low, Heroes (forse il suo capolavoro) e Lodger. A Berlino Bowie riesce a liberarsi dalla schiavitù della cocaina e inaugura gli anni '80 con una nuova clamorosa svolta stilistica che gli frutterà il più grande successo commerciale della sua discografia, Let's dance,
un raffinatissimo viaggio attraverso il rock'n'roll, il funky, la dance più elegante.
Nonostante la sua attività sia rimasta intensissima, negli ultimi anni Bowie non ha più ritrovato il successo ma è rimasto un protagonista. Anche il matrimonio con Iman contribuisce al suo mito così come le numerose incursioni al cinema, compresa l'ultima, nelle sale in questi giorni, in The Prestige in cui è uno scienziato con baffi, ghette e marsina, Nikola Tesla: curiosamente per uno che ha costruito la sua leggenda incarnando alter ego di fantasia, è l'unico personaggio esistito del film.

lunedì, gennaio 01, 2007

HAPPY NEW YEAR... SEE YOU SOON!


Con un consueto post pre-vacanziero, dedicato agli storici SEX PISTOLS ( che a sto giro appaiono in una chicca fotografica, scattata prima dell'ingresso nella band di Sid Vicious), DIFFERENTMUSIC saluta tutti per una settimana e se ne va in vacanza.
Torneremo il 9 gennaio, pronti per un altro anno di musica, con nuove foto, commenti, recensioni, live report, colonne sonore e tutto quello che caratterizza il blog!
Saluti a tutti e naturalmente... BUON 2007!
GOD SAVE THE QUEEN!

ALE

ps: causa grossi impegni di lavoro non è stato possibile scrivere il post sulla scomparsa del grande James Brown. A lui sarà dedicato un lungo speciale subito dopo le vacanze!