mercoledì, novembre 30, 2005

MATTAFIX "lo stile unito alla vendita"


Non sempre ciò che vende è scadente e i Mattafix ne sono l'esempio migliore. Questo breve articolo dal sito di MTV, ci fa un quadro generale dei due ragazzi londinesi...

L'urban inglese con le radici piantate agli antipodi del globo.
I Mattafix sono Marlon Roudette e Preetesh Hirji, due giovani cosmopoliti che il fato ha voluto far incontrare e unire a Londra per dare nuovo lustro all'urban soul.
I genitori di Preetesh (per gli amici Pre) sono nati in India, ma dopo continui spostamenti hanno trovato la loro casa a Londra, dove Pre vede la luce e cresce assorbendo i suoni della tradizione familiare – dai ragas alle colonne sonore di Bollywood – e allo stesso tempo anche il gorgoglio spumeggiante della musica britannica, dal rock all'hip hop passando dalla dance.
La storia di Marlon, in qualche modo, segue un percorso inverso: nasce a Londra, proprio nello stesso quartiere scelto dagli Hirji, ma ancora bambino si trasferisce nella terra natale della madre, l'arcipelago raccolto nella nazione di Saint Vincent e Grenadine, nelle Indie Occidentali (West Indies). Il che vuol dire Caraibi: reggae, dancehall e hip hop densi di sole e di mare.
Marlon incontra Pre durante una delle sue visite periodiche in Inghilterra, ma poi torna dall'altra parte dell'Oceano lasciando in sospeso una sintonia potente, ma tutta da costruire. In attesa che il loro rapporto possa svilupparsi, Pre per quattro anni lavora in uno studio di registrazione, mentre Marlon si fa le ossa in una steel band di St. Vincent e nel tempo libero compone versi rap e poesie.
Quando finalmente il ritorno a Londra diventa definitivo, il duo comincia a lavorare insieme e per due anni sperimenta ogni sorta di combinazione sonora che gli frulli per la testa. Nascono così i Mattafix, che in breve si fanno un nome nella scena urban sotterranea raccogliendo gli apprezzamenti della critica, fino al contratto offerto loro dalla Buddhist Punk (che a sua volta affida il lancio e la distribuzione della nuova sensation britannica alla EMI).
Nel 2005, dopo l'assaggio di "Big City Life", singolo di pop a passo di soul che gira bene in radio (BBC Radio One soprattutto) e in TV, esce il disco "Signs Of A Struggle", a cui tocca il piacevole compito di consacrare due talenti freschissimi.

giovedì, novembre 24, 2005

RECENSIONE DELLA SETTIMANA


"Dio Lodato" è un album postumo, non un tributo. Se Joe Cassano fosse ancora vivo, il suo esordio solista sarebbe molto simile a questo. Ma Joe Cassano è morto, e l'Italia dell'hip hop ancora non s'è ripresa. A guardare bene, quadra. L'America del rap ha pasturato tutto il suo peggio nei quattro maledetti anni che vanno dal 1994 al 1998. Se volete trovare qualcosa di brutto, nel rap, pescate a caso in quel lustro, avrete tutto il tristo che desiderate. In Italia, l'hip hop ha dato il meglio proprio in quegli anni. L'hip hop arriva dall'America, è normale che l'Italia segua. E è normale che sia sfasata di qualche anno. Bene, aspettiamo la rinascita, novità, stile. Il duemila lo diamo per perso, ma è comprensibile. La nostra old school si è chiusa con Joe Cassano. Ripartire non sarà facile per niente.

Ecco, se volete capire cosa sia il flow, "Dio Lodato" potrà darvi una mano. Chi ha il flow, in Italia? Chi è che, prendendo un mic e recitando, che so, la lista della spesa, ti trascina in pista a scuoterti per lui? In Italia, Joe Cassano era il migliore. Lui e un altro paio. Kaos, per la precisione chirurgica, più ancora che per il timbro di voce. E Zulù. Zulù, dei 99Posse, che non fa proprio rap ma che quando rappa non ci si sta dietro. Provate a fare un mix delle sue strofe, dimenticate Meg insomma, e avrete un signor mc. Un mc che mc non è. Zulù lo conosciamo, Kaos è una vecchia gloria, le novità sono Lugi e qualcunaltro, ma il campione era Joe Cassano. Un mc cristallino, e una speranza per il movimento. Come Nas in America, che se pure il movimento va in crisi di ispirazione finché c'è uno come lui va ancora tutto bene. A noi il campione è sfuggito fra le mani, e sembra avere portato disgrazia sull'hip hop tutto. Il secondo lavoro dei Lyricalz e del Colle sono una delusione insopportabile. Se avete ascoltato il debutto non potrete tollerare l'affronto. I ragazzi ci sono, sono capaci, e se beccate un live o una jam andateli a appaludire, sapranno esaltarvi. Cose nuove però niente. E, ancora, il RIP su Joe Cassano è il RIP sul rap italiano, quello cominciato con "SXM", nel '93.

Joe ha fatto parte dei Fukin' Camel 'n' Effect. Ai Cammelli dobbiamo uno standard, dopo i Cammelli si doveva fare hip hop, basta a copiature pedanti della scena americana. I Cammelli hanno iniziato, insieme a qualcunaltro nascosto nell'underground nostrano, l'hip hop in Italia. Joe Cassano ha finito il lavoro, ha chiuso la casa. Di qui in avanti dovrà essere un'altra cosa. Che si chiamerà rap, e hip hop, ma sarà un'altra cosa. Ho iniziato per parlarvi di un album, e ne è venuto un rapporto sulla scena. Ma l'importanza di quest'album deve essere documentata per intero. E pensare che la discografia di Joe Cassano è fatta di soli featuring... Come fosse restato a guardare fino a che non ha detto la sua. E ha avuto l'ultima parola.

"Dio Lodato", finalmente. Intanto i featuring, che sono poi i curatori di questa edizione postuma. Non solo curatori, però. Sono gli amici di Joe e le promesse della prossima wave del rap italiano. Sono gli Uomini di mare, autori sempre nel '99 di un cd capitale per il nostro rap ("Sindrome di fine millennio"). Poi Inoki, Dj Gruff e i suoi Alien Army ai piatti, Kaos, LordBean, Dj Lugi ("Ca' pu'"!), Nesly Rice, Inesha, Frizdacat, Pepse, Gambino, Legione Straniera, Camelz (!). "Flow dopo Flow", la prima, sarebbe il singolo. "Giorno e Notte" l'abbiamo già trovata in "Novecinquanta" di Friz da Cat, "Dio Lodato" è accappella, senza base, e è la prova migliore della classe del Nostro. E via via le altre tracce. Insomma, accorrete numerosi! E niente rammarico, questo tributo non è ciò che sarebbe potuto essere. Perché esiste, e insegna. Può essere il vostro primo album di hip hop italiano. Se invece conoscete già il rap italiano, lo so, ce l'avete già.

martedì, novembre 22, 2005

DISCHI CHE HANNO FATTO LA STORIA

Inizia oggi una nuova rubrica, dedicata ai dischi che hanno segnato la storia della musica. Raffaele Patti ci porta alla scoperta di uno dei dischi più importanti della scena metal di sempre: MASTER OF PUPPETS dei METALLICA

L'intro è di quelli che non ti aspetti: una chitarra dolce e decisa che ne sostiene altre due saggiamente armonizzate. Sembra di essere direttamente catapultati in un classico western firmato Sergio Leone, ma si sa, spesso le apparenze ingannano; stiamo per entrare nel capitolo più importante della saga heavy-metal, dove a farla da padrone è il thrash con i suoi più grandi interpreti (e ideatori al di là di false leggende e bugie metropolitane): i Metallica. L'avventura ha il nome di "Master Of Puppets" (mastro burattinaio), album biblico per i thrasher di tutto il mondo e prova tangibile di come nella musica, così come nel comun vivere, possano coesistere e trovare libera espressione fusioni di elementi apparentemente poco conciliabili: rabbia selvaggia e ingenua melodia danno vita a leggendari riff, che rendono le chitarre pazienti schizofrenici nelle mani di esperti psicologi. E' il capolavoro indiscusso dei Metallica, è il capolavoro indiscusso del thrash.
I Metallica si presentano al loro terzo appuntamento in forma smagliante, forti anche di un'etichetta come l'Elektra in grado di innalzare e ampliare il target, e con quella che i fan considerano la loro formazione storica e anche la meglio riuscita: Hetfield voce e chitarra, Ulrich batteria, Hammett chitarra solista, e infine Burton, mitico bassista elettrico degli anni Ottanta, tragicamente scomparso in un incidente stradale (durante una tournée svedese), pochi mesi dopo il concepimento del disco. La sua scomparsa sarà per il gruppo e per i fan una perdita incolmabile.
Siamo nel pieno svolgimento degli anni Ottanta, la musica si dipana in maniera confusa e abbraccia generi diversi e sfaccettature che molto spesso non collimano tra loro; sono questi gli anni del synth-pop, del ritorno di fiamma di generi quali l'hard-rock o la psichedelia, mentre gruppi come i Metallica o i Megadeth esplorano frontiere più estreme, cercando nell'heavy-metal una forma di espressione che sappia, attraverso parole e suoni, denunciare in maniera attiva e aggressiva le falle del sistema socio-politico; celebre la frase e canzone del disco precedente "Ride The Lighting": "Fight fire with fire" ("combatti il fuoco con il fuoco").

Dopo l'introduzione già citata in partenza, il brano di lancio del disco, "Battery", sembra riportare alla memoria dei puristi il riff d'apertura del precedente lavoro: il passaggio di chitarra è violento e scarno, e a esso ben presto si sovrappone la veemenza incontrollata del batterista Lars Ulrich, il quale riversa potenti rullate che, come macigni, aggrediscono l'ascoltatore... "only the brave!". Ben presto fa il suo primo ingresso la voce di Hetfield e, nonostante il riff sia fatto di semplici slide su un accordo di base in mi, la sua voce riesce a intonare una convincente strofa per un ritornello che in crescendo comunica movimento e forza. L'esercizio di chitarra che apre la seconda parte della canzone è l'essenza dei Metallica: poche note intrise di vigore e melodia, giusti antipasti per il "primo" assolo di Hammett, che dimostra gli evidenti miglioramenti di due anni di lezioni impartitegli, come leggenda narra, dal mitico Joe Satriani.

Si sta giusto per tirare il fiato quando, d'improvviso, squarci di chitarra irrompono di nuovo senza apparente tregua: si impadroniscono della scena quelle che molti considerano le frasi migliori mai pronunciate dal thrash; è il momento della title track, della summa del movimento partito pochi anni prima dalla Bay Area di San Francisco: è il momento di "Master Of Puppets". Gli accordi penetrano e si insinuano nella mente come tormentoni, il riff incalza in maniera petulante, la voce non lascia scampo: "Ma ster! Ma ster!". L'irruenza lascia come da copione spazio alla dolcezza: arpeggio in perfetto stile Metallica, mentre Hetfield è superbo nel cucire un assolo mai banale e ricco di pathos. La breve pausa di riflessione termina con lo stesso arpeggio suonato in palm-muting con una distorsione carica, dura che fa sprofondare la melodia in rabbia ancor più rude; c'è ancora tempo per un nuovo guitar solo di Hammett, un ritorno al tema portante del brano e una risata sarcastica del nostro burattinaio.

La terza traccia dell'album "The Thing That Should Not Be", apre il primo di due esercizi sperimentali (l'altro passaggio è quello di "Leper Messiah"), nei quali il gruppo cerca di esprimere durezza e vigore non attraverso la velocità del suono, ma attraverso la ricerca di fusion rumoristiche che sappiano comunicare il lato "pesante" della musica.
La schizofrenia sonora rientra prepotentemente d'attualità nella ballata di turno "Welcome Home (Senatarium)": un brano sospeso tra "Fade To Black" dell'album precedente, dal quale assorbe la morbidezza dell'esecuzione , e "One" del lavoro successivo, del quale anticipa la veemenza devastante della sequenza conclusiva; pur non essendo la miglior ballata dei Metallica, può a ragione essere considerata la più completa ( forse la "ballata perfetta" del thrash).

A questo punto l'album sta per volgere al termine, mancherebbero però un brano strumentale e una degna conclusione: eccoci accontentati. Lo strumentale in questione è "Orion", colosso del prog-metal (sperimentato dal gruppo in verità già due anni prima con "The Kall Of The Ktulu"), dove tecnica ed estetica sonora riescono, pur esprimendosi in dosi massicce, a essere parti dello stesso insieme, trovando sinergie considerate prima quasi irraggiungibili; l'ultimo grido dell'album appartiene invece a "Damage Inc.", brano dal sapore speed-metal che rievoca le origini dei quattro, riaccendendo gli entusiasmi dei nostalgici di "Kill 'Em All", filtrando però la ricetta con una consapevolezza nuova e matura, degna di un gruppo prossimo alla leggenda.
L'ultimo giro di critiche spetta alla traccia cinque dell'opera: "Disposable Heroes": un saggio di ritmica come pochi altri se ne ricordano.

Il 1986 può, a ragione, essere considerato la "cima Coppi" del thrash, grazie soprattutto a questo disco, in grado, come pochi, di regalare emozioni forti. Gemme chitarristiche , potenti rullate e armonici giri di basso sono magistralmente manipolati dai quattro cavalieri che, come guerrieri romantici, si muovono in cruenti campi di battaglia, senza mai perdere di vista la saggezza armonica dello spirito.

lunedì, novembre 21, 2005

SECOND HAND GUITAR 2005


Anche quest'anno all 'Alcatraz di Milano, sbarca la fiera di chitarre, nuove e usate, più celebre del nostro paese.
Arriviamo in via Valtellina intorno alle 15,00 e la gente è tanta anche fuori. L'ingresso costa ben 9 euro, ma grazie ad u
n accredito entriamo pagando solo per uno: dentro l'ambiente è davvero coinvolgente e lo spazio calpestabile del locale è sfuttato al 100%, quasi eccessivamente in certi angoli, dove il passaggio delle persone risulta un po' difficoltoso. La quantità di chitarre esposte è davvero impressionante : Gibson, Fender, Ibanez, Yamaha, Musicman e tutte le altre marche più note affollano i banchetti dei maggiori rivenditori e liutai del nostro paese, che si ritagliano uno spazio più o meno grande nella fiera. Notevoli gli stand di Merula e Uncle P, mentre Lucky music punta sulla qualità più che sulla quantità.
L'Alcatraz è pienissim
o di gente, dai chitarristi appassionati, ai curiosi, dalle ragazze un po' annoiate, ai giovani alla ricerca di un affarone dell'ultim'ora. I prezzi sono competitivi, ma nessuno ti regala niente, cosa che però non sembra spaventare le decine e decine di acquirenti che escono con una chitarra appena comperata.
Al piano rialzato, di fianco al bar, si svolgono alcune session live non indifferenti, come quella di Mister D, che propone la nuova linea di accessori Proel, suonando assoli tecnicissimi su basi hard rock pre registrate.
Il volume raggiunge, in tutta l'area volumi assordanti, per via dei vari stadisti che pompano i coni degli amplificato
ri per far sentire quello che propongono al pubblico e deve intervenire l'organizzazione, per far abbassare drasticamente tutti quanti.
Giriamo per un paio d'ore, con la Sara che si scopre eccezionale foto reporter di chit
arre, non tralasciando nessun particolare. Da sottolineare la "bancarella" della Deam, con la serie del compiando Darrell in bella vista e pronta alla vendita a prezzi stratosferici.
Anche i bassi non mancano, ma sono molto sacrificati, rispetto alle chitarre, vere protagoniste di questa fiera.
Tra i personaggi avvistati, Wilko dei Rats, Simone dei Bais Noire e tanti altri musicisti emergenti della scena milanese e non.
Tra gli stand, come detto, tutti i negozi più famosi del settore, ma anche moltissimi liutai che propongono alcuni pezzi d'artigianato di qualtà elevatissima.

Insomma una bella fiera, che non tradisce le attese (come sempre) e offre la possibilità a tutti, di avvicinarsi allo splendido e affascinante mondo delle 6 corde.

articolo di :Ale "moneta"
foto di : Sara Zanini

venerdì, novembre 18, 2005

live report : ALICE COOPER

Il live report di oggi è un amarcord. Il buon Giancarlo Bolther ci racconta di un mitico concerto di Alice Cooper in quel di Montichiari circa 3 anni fa... nel quale, per inciso, il gruppo di supporto era una delle mie band preferite... i DOGS D'AMOUR!!!

ALICE COOPER live in Montichiari 09/12/02 with DOGS D'AMOUR


Ieri sera non si è tenuto un semplice concerto, quello a cui abbiamo assistito era un evento dai molteplici significati, ma ne voglio ribadire uno su tutti: Alice è venuto a dirci che il rock non è morto, anzi è in piena salute!

Ma veniamo alla serata, i Dogs D'Amour sostituiscono a sorpresa i LA Guns e devo dire che gli organizzatori sono stati bravi a rimpiazzare il gruppo americano con una band comunque da culto come i DDA. Tyla propone una formula a base di punk stradaiolo che affonda le sue radici negli Stooges, nei NY Dools e nei Lords Of The New Church. Una decina di brani suonati con grande grinta e passione incontenibile, poco conta se tutte le canzoni si assomiglino e che nessuna aggiunga nulla a quanto avevano proposto i gruppi citati, è il rito del rock 'n' roll che si ripete e si rinnova alla faccia di tutti i detrattori.


Esaurite le sguaiatezze di Tyla e compagni inizia lo show di Vincent Furnier. Il carrozzone del più grande istrione che il rock abbia conosciuto torna a far tappa nel nostro paese, proseguendo una tradizione nata alla fine degli anni sessanta e che da allora viene rinnovata senza mai tradire la propria formula a base di Grand Guignol e sano, creativo, provocante e diretto hard rock. E' il Welcome To My Nightmare che si ripete da trent'anni e che fa ancora il pieno di pubblico.

Uno dei meriti maggiori di Alice Cooper è quello di essere stato sempre coerente, ha avuto momenti bui e difficili, ma ha saputo tornare sulla cresta dell'onda con una classe inimitabile, cambiando pelle senza tradire se stesso e la sua storia tanto che le canzoni nuove si integrano alla perfezione con brani che hanno più di tre decadi sulle spalle. I'm Eighteen, No More Mr Nice Guy e School's Out si intrecciano con Poison e Trash per giungere senza soluzione di continuità a Dragon Town e Death And Money. Può sembrare facile, con una carriera così lunga, estrarre un buon repertorio, ma non c'è un solo brano di quelli eseguiti che sia sotto la media. Notevole anche la resa di Only Women Bleed, ma tutto lo show è perfetto. Le parti teatrali rispecchiano il personaggio: fra le altre cose Alice si fa ghigliottinare e poi, grazie ad una macchina stile Frankenstain, risorge, maltratta una perfida infermiera, uccide spietatamente un mostro per concludere con la decapitazione di Britney Spears per il tripudio di tutta l'audience. La band era molto motivata e ha suonato veramente bene, l'unica cosa che non mi è piaciuta era l'assolo di batteria che ho trovato molto piatto e lineare, mentre durante i brani il drummer era molto trascinante. Cooper sul palco, nonostante i 54 anni, era in grandissima forma e non si è risparmiato, mi è piaciuto molto quando lanciava gli assoli dei due chitarristi.

Tenere in vita uno spettacolo così per tanto tempo non è certo facile, questo è il segreto della grandezza di Alice, un artista che ha fatto scuola preparando la strada a Kiss, Maril
yn Manson, Slipknot e Death SS (devotamente mischiati fra il pubblico). Una serata veramente indimenticabile!

giovedì, novembre 17, 2005

INTERVISTA DELLA SETTIMANA : THE VANDALS



L'intervista di questa settimana è dedicata ai Vandals, realizzata un po' di tempo fa alla vigilia del loro mini tour italiano.

Questi cattivi ragazzi sparano a zero su amici e nemici...


"Hollywood Potato Chip", il vostro ultimo album sembra almeno dal punto di visto sonoro molto lontano dal vecchio sound, secondo voi da cosa è dato questo cambiamento repentino nel giro di pochi anni?

Secondo me il sound non è cambiato assolutamente in maniera radicale, anzi! C’è stato sì un miglioramento a livello generale ma parliamo di differenze minime. Ci sono sempre le canzoni tendenti al pop, quelle più veloci, quelle più incazzate, quelle più emo, quelle più rock. Insomma ci sono sempre i soliti Vandals!

A proposito del nuovo album, sappiamo che la rivista The Daily Variety, vi ha fatto causa per via della somiglianza del vostro logo con quello loro, alla fine cosa è successo? Sappiamo che siete stati costretti a modificare il tutto...

Purtoppo sì. Al Daily Variety non è piaciuta la nostra rivisitazione del loro logo e così l’abbiamo dovuto modificare… Peccato! Ci era venuta una bella idea…C’è sempre qualcuno pronto a metterci i bastoni tra le ruote! Dannazione!!!

Nell'album è presente anche una cover dei Queen "Don't Stop Me Now", come mai questa scelta? Cosa pensate della recente reunion della band inglese senza il loro vecchio leader Freddy mercury?

Abbiamo scelto Don’t stop me now per via del testo. Il testo dice: non fermarmi proprio adesso! Cazzo mi sto divertendo come un matto e mi vuoi fermare proprio nel bel mezzo del mio più puro ed innocente divertimento?!? Ma siamo matti?...Ecco, questo è il senso che abbiamo dato a questa canzone dei Queen. Per quanto riguarda invece la recente reunion…Cattiva idea!!! Soprattutto la scelta di Paul Rodger. A meno che non si possa clonare Freddy Mercury, i Queen non hanno ragione di esistenza senza il loro frontman originale!

Qualche tempo fa avevate detto di aver iniziato delle collaborazioni per progetti televisivi e cinematografici, come "Team America: World Police" per esempio, alla fine come sono andate le cose?

Si, abbiamo partecipato a questo progetto. Warren ha suonato la chitarra per loro. E’ stato divertente!

Poco tempo fa Josh è stato preso come batterista di Sting, come sta andando il tutto? Penso che per lui sia una vero soddisfazione suonare con l'ex Police, dopo essersi cimentato nei nuovi Guns'n'Roses e negli A Perfect Circle!

Attualmente il buon Josh sta registrando con Sting dei demo per il prossimo album dell’ex Police! Con noi in questo tour europeo c’è il batterista degli Alkaline Trio!

In un'intervista rilasciata da Joe, alla domanda da dove prendete ispirazione per i vostri testi, lui rispose sarcasticamente dalla televisione, secondo voi invece quanto influisce negativamente oggi la televisione in America?

La tv influisce tantissimo oggigiorno…Troppa tv, troppo internet, pochissimi leggono ora mai. I mezzi d’informazione sono per la maggior parte solo un veicolo negativo d’informazione. Ognuno distorce la realtà come meglio crede.

Cosa significa essere un gruppo punk ad Hollywood, visto l'odio represso di molte band punk californiane nei confronti di questo quartiere?

Ci sono molte cose buone ad Hollywood…Lo stile di vita fa schifo. Tutto falso e artificiale ma luccicante. Abbiamo un rapporto di odio/amore con la nostra città.

Anche se sappiamo che non volete parlare di questa cosa…tempo fa qualche ex membro del gruppo vi fece causa per l'utilizzo non retribuito (almeno da loro) di un brano finito nel film di Vin Diesel "XXX", il tutto come andò e come è finita ora?

Hai detto bene! Non vogliamo parlarne!!!

Che rapporto intercorre fra la polizia di qualche stato e voi? Sappiamo che da qualche parte siete ricercati, un pò in stile Blues Brothers!

Ah ah ah ah!! Come i Blues Brothers!!!! Ah ah ah!! Brutti rapporti!! Dio ha purtroppo/per fortuna dato a Warren il compito di intrattenere e divertire la gente di tutto il mondo, ma questo la polizia non lo sa e non lo vuole capire!!...

Ultimamente siete andati a suonare in Iraq per i marines americani, in Europa questa vostra scelta è stata molto criticata, in questo caso hanno da dire qualcosa i Vandals?

Tutti coloro che ci criticano non hanno capito un cazzo. Noi siamo contro la guerra, siamo andati semplicemente a sostenere i punk-rockers che lottano per la patria e che si sacrificano ogni giorno per la libertà dell’ Iraq. Noi abbiamo zero canzoni politiche nel nostro repertorio e dieci riguardanti la diarrea…Secondo te siamo interessati alla politica?? Tutto qui…

Rimanendo in tema d’Iraq, alla batteria c'era Byron McCracken, batterista dei Pennywise, noto gruppo anti governativo e anti Bush, per caso sapete come l'hanno presa loro (i Pennywise), la decisione di Byron che è andato a suonare per i militari americani mandati proprio da quel governo che loro boicottano nei loro testi?

Come dovevano prenderla? I Pennywise sono nostri grandissimi amici e ci hanno totalmente supportato in questa scelta.

La Kung Fu Records invece come va, quali saranno le novità del 2005?

Tra poco uscirà il video dei Kick Boy, ci saranno diverse uscite in co-produzione con l’etichetta hardcore di Chad e Ian dei New Found Glory, il nuovo cd dei Cooper, dei God Awfuls, il dvd del nostro viaggio in Iraq e il nuovissimo video degli Tsunami Bomb che uscirà a giorni!

In "Behind the music" vostra vecchia canzone, parlavate del vostro disprezzo nei confronti dell'industria musicale di questi ultimi periodi, oggi secondo voi a che punto siamo arrivati, un punto di non ritorno?

Siamo arrivati al peggio. Più in basso non si può andare. L’industria musicale deve reagire con: buone canzoni, non aver fretta nel pubblicare un album e non concentrarsi sulla tematiche politiche in maniera assillante.

Cosa ne pensi del progetto di Fat Mike Punkvoter?

Che ha fallito. Ricollegandomi alla risposta precedente, secondo me infatti Fat Mike ha sbagliato nell’accanirsi in maniera così eclatante a questo progetto politico. Infatti è stato sconfitto!

E’ migliorato il vostro rapporto di amore e odio con i Limp Bizkit?

Ah ha!! Non lo so! So solo che non hanno ancora imparato i nostri nomi: è ormai da un po’ che non ci vediamo più, però in passato ogni volta che ci vedevamo ci chiamavano tutti quanti col nome di “dog”. Dicevano: Hey dog, what’s up! Oppure: Dog! What are you doin’? ecc. ecc. Mi fanno schifo i Limp Bizkit!!

Cosa vi aspettate da questo mini tour italiano?

Problemi!!!



mercoledì, novembre 16, 2005

ASPETTANDO IL M.E.I.


L’anteprima del Venerdì 25 Novembre sarà la serata di RadioFandango al Teatro Masini di Faenza con Domenico Procacci, patron della Fandango, la piu' nota casa cinematografica indipendente italiana, con Nada e Massimo Zamboni, Pacifico, Pinomarino, Cappello a Cilindro, Otto Ohm e Luigi Cinque e altri ospiti. La serata sarà aperta dai live unici per l'occasione di Negramaro e Teresa De Sio.

In contemporanea, l'altra anteprima sarà al PalaCattani di Faenza con i Nomadi, che festeggeranno i 40 anni di uscita dal loro primo 45 giri e presenteranno la loro nuova etichetta Segnali Caotici con i loro primi nuovi artisti Marzia, Godiva, Mirage e Matthew Lee. La serata sarà presentata da Red Ronnie che raccolterà della prima rivista musicale in Dvd Roxy Bar.

Sabato 26 Novembre, sarà il turno dei Negrita sempre al PalaCattani. Sempre sabato 26 novembre tra gli altri eventi live in Fiera a Faenza durante la prima giornata del MEI 2005 si annunciano, oltre a tanti festival come MTV Brand:New , Rock Tv, Rock Targato Italia e tanti altri , i concerti di Stadio, Mao, gli artisti della V2 So+Ho con Alberto Fortis, Marta sui Tubi con Bobby Solo, Hormonauts con Mutoid Waste Company, Joe Damiani, Ennio Rega, Roberto Angelini e tanti altri. In contemporanea, sempre sabato 26 novembre grande musica d'autore al Teatro Masini con Cose di Musica che presenta le nuove produzioni dei La Crus, Mario Venuti, Petra Magoni, Fausto Mesolella, Peppe Servillo, Luca Nesti e Maria Pierantoni Giua.

Sabato notte si terrà a Faenza la Notte Bianca in vari e diversi club: tra i tanti da segnalare la Festa del Mucchio al Museo Carlo Zauli con gli Offlaga Disco Pax, il dj set degli Otto Ohm e di altri dj e l'incontro con il direttore Max Stefani e tutti gli altri redattori del Mucchio presenti in forze. Si terranno tanti altri live in vari punti della città: è prevista una Notte Toast, una serata Cni e tante altre opportunità.

Domenica 27 novembre tra i tanti live presenti alla Fiera di Faenza in occasione della seconda giornata del MEI 2005 si segnala il festival punk rock della Punkadeka e il festival folk rock della Upr e tanti altri, un inedito live di Simone Cristicchi e un altro di Pippo Pollina e di Tonino Carotone e gli Arpioni e una chiusura per il 60° della LIberazione con Nanni Svampa insieme ai Trenincorsa e Brigata Garibaldi. Si segnala inoltre la presenza dei Tiromancino.

Grande chiusura del MEI 2005 domenica 27 novembre con un concerto al Teatro Masini di Ala Bianca Night insieme a Tour de Force imperdibile con l'unica data "slow" dei Marlene Kuntz, l'anteprima di I.G. , la nuova produzione di Gianni Maroccolo e Ivana Gatti, insieme agli Andhira e Nicola Costanti e altri ospiti per una produzione targata Ala Bianca.

Inoltre, tra i tanti artisti presenti si segnalano per la giornata di sabato 26 novembre e domenica 27 novembre sempre alla Fiera di Faenza, oltre alla grandissima Diamanda Galas , Roy Paci, Gianmaria Accusani dei Prozac +, Fiamma Fumana, Paolo Fresu, Zu, Frost, Port Royal, Afterhours, Patrizio Fariselli, Stardog, Max Manfredi, Mauro Pagani, Ivano Marescotti, Francesco Magnelli, Marcello Colasurdo, Madaski, Pago, Roberto Vernetti, Dottor Livingstone, Ardecore, Sikitikis, Jennifer Gentle, Valentina Dorme, Mariposa, L'Aura, Roberto Freak Antoni, Dolcenera, Antonio Bacciocchi, Povia, Alessio Caraturo, Roberto Terzani, Gianfranco Grieco,
Enzo Miceli e Daniele Silvestri, Andrea Mingardi, Vittorio Merlo, Vincce Tempera, Roberto Angelini, Rodrigo D'Erasmo, Gianluca Morozzi, Marco Mancassola, Cristiano Godano, Alessio Lega, Max Casacci, Tito Schipa Jr., in collegamento telefonico la Bandabardo' e i Linea 77 e ancora tantissimi altri che si aggiungeranno in quest'ultimo mese.

martedì, novembre 15, 2005

ALMAMEGRETTA


Prosegue il nostro viaggio tra le realtà musicali italiane che più si sono contraddistinte negli ultimi anni. Raffaella Rossi di Ondarock, ci parla degli ALMAMEGRETTA, un gruppo che ha fatto della miscela culturale di diversi popoli, il suo punto di forza.

Gli Almamegretta sono una delle band italiane più interessanti dell’ultimo decennio. Si sono imposti all’attenzione del pubblico nel 1992 con il mini album Figli di Annibale, quattro brani registrati in cinque giorni, la cui title track farà parte della colonna sonora del film di Gabriele Salvatores “Sud” (1997). Ma la consacrazione arriva l’anno successivo con Anima Migrante, dove appaiono già evidenti le molteplici influenze da ogni angolo del mondo, tradotte con naturalezza in un efficace dialetto partenopeo, che si trasforma così in linguaggio universale.

Tre album in tre anni e mezzo, (Figli di Annibale, Anima Migrante, Sanacore) che segnano un cammino sempre più preciso e riconoscibile verso la creazione di una “musica totale”. Un’esperienza originale nel panorama musicale italiano, destinata ad influenzare diverse band successive. Con Sanacore arriva anche il successo commerciale ("Fattalà"), grazie anche all’apporto delle atmosfere elettroniche, cupe e ovattate della musica Dub di Adrian Sherwood, celebre produttore della On-U Sound londinese. Ma Napoli continua ad essere l’elemento determinante della loro musica, il centro di gravità fortemente voluto e che non accetta d'essere messo in discussione. Anche i successivi album, Lingo (1998) e 4/4 (1999) sono dei successi, tanto che gli Almamegretta, e soprattutto il loro leader Raiz, cominciano ad essere richiesti per collaborazioni a vari progetti internazionali. Per i Massive Attack remixano la celebre “Karmacoma”, il regista Pappi Corsicato gira il video del loro singolo “Nun te scurdà”. Raiz e compagni lavorano anche con Bill Laswell, Leftfield e Asian Dub Foundation. La fase di piena crescita artistica del gruppo è confermata da Lingo, un disco complesso e armonico. Il leitmotiv è la ipnotica “Suonno”, ripresa due volte nel corso dell’album, con differenti sfumature di suoni, ritmi e linguaggi. Ma non mancano brani più melodici come “Rootz” o “En Soft”, dove la voce accattivante di Raiz riesce a creare delle atmosfere cupe e romantiche. Uno stile di canto originale che rimanda alla tradizione napoletana, e che strizza l’occhio ai muezzin arabi. I testi si fanno meno arrabbiati, ma non per questo meno veri o incisivi. L’anima migrante della band prosegue il suo cammino con 4/4, a partire dal brano d’apertura, “The Cheap Guru”, che mette in guardia dai pericoli dei santoni a basso costo dei nostri giorni. Una particolare attenzione merita “Riboulez le Kick” l’ossessivo brano che doveva essere il secondo singolo dell’album e a cui è stato invece preferito il più accessibile “Sempre”. Non mancano infine le canzoni d’amore, come “Brucia “ e “Venus”, mai scontate e condotte su un ritmo sempre trascinante. Il disco, registrato negli studi milanesi di Mauro Pagani, vede anche la partecipazione della straordinaria cantante siberiana Sainkho Namtchilak.

L’ultima uscita, Imaginaria, sorprende ancora una volta per la freschezza delle sonorità, che arricchisce con contributi mediterranei, i ritmi techno, dub e pop della loro musica. Un crescendo che si snoda in 71 minuti di musica attraverso brani come “Immaginaria”, “Cana”, e “Mergellina70” e che culmina nelle due tracce conclusive, “Pa’ Chango” e “Rubb da Dubb”, dove il ritmo diviene sempre più serrato e trascinante. I loro testi, semplici e quindi universali nel contenuto, costituiscono un passo avanti nell’inseguimento della loro utopia, attraverso un linguaggio anglo-afro-ispanico-italico-partenopeo che vuol essere il passe-par-tout del mondo.

lunedì, novembre 14, 2005

KORN ...l'attesa è quasi finita


Oramai ci siamo. Il 6 dicembre infatti "See you on the other side" il settimo album dei Korn, sarà disponibile in tutti i negozi.
Il disco potrebbe rappresentare la svolta o la caduta per la band nu-metal ai vertici da anni : il cambio di etichetta (dalla Sony alla Virgin) e l'abbandono del chitarrista Brian, sono nfatti macigni che potrebbero pesare nele bene o nel male sul futuro dei Korn.
I quattro musicisti hanno già promesso un rinnovamento del sound con inserimenti elettronici e un mood new-wave alla Cure. Scelta azzeccata ? E chi lo sa, di sicuro dopo gli ultimi deludenti lavori, ci si aspetta qualcosa di esplosivo.
Intanto trapelano già indiscrezioni sui singoli e sui video clip; "Twisted transistor" sarà il primo estratto dell'album, il cui video sarà piuttosto originale : ad interpretare i quattro componenti della band, saranno infatti altrettanti nomi in vista dell'Hip Hop, da Soop Dog a Xzibit. Un piccolo capolavoro surreale, come lo ha definito il regista Dave Meyers piuttosto noto nell'ambiente.
Per noi ascoltatori il momento è quasi arrivato, con la speranza di noo rimanere delusi dai Korn, un cui passo falso, sarebbe davvero letale.

Ale "moneta"

domenica, novembre 13, 2005

SUBLIME sound esplosivo


Brad Nowell (chitarra, voce), Eric Wilson (basso), Bud Gaugh (batteria): Sublime. Poche parole per definire uno dei fenomeni più squisitamente underground degli anni Novanta: 30,000 dischi venduti in due anni e senza un distributore.

I Sublime incominciarono la loro avventura il 4 luglio 1988 dal vivo al "Peninsula Riot" di Long Beach, e il loro movimento silenzioso si mosse pian piano ed esplose nel '92, anno in cui entrarono in affari con la Skunk Records, la famosa etichetta di Long Beach.

Il risultato fu appunto 40 oz. To Freedom: il disco, che ancora oggi risulta come uno dei più venduti in ambito underground, fu registrato amatorialmente, praticamente in casa. Nowell, ricorda cosi i bei tempi: "Vendevamo i nostri dischi in giro, con la macchina". Fu un mix micidiale di dub, reggae, ska, punk, funk, rock e hip-hop a consacrare il gruppo (perché è di un vero gruppo di amici che si parla) nell'ambiente cittadino e nei dintorni. Già dall'apertura della prima traccia, "Waiting For My Ruca", si può capire come il loro suono non si sia mai sentito da nessuna altra parte: un assolo di basso così dub e cosi reggae si mischia a un colpo di batteria, e la voce di Brad si eleva fra un paio di scratch che richiamano l'hip-hop: questa è sostanzialmente la vera essenza della band.
L'album prosegue con la traccia che dà il nome al disco, nella quale la chitarra di Nowell si impenna fra ritmi reaggae e puri riff rock, mentre la terza, "Smoke Two Joints", con un richiamo al rapper Eazy-E, fa capire gia dal titolo quale sia la tendenza dominante. E' con brani come "New Trash" e "Hope", invece, che la band fa suo il punk, per poi cambiare ancora dandosi a un dub intrecciato con l'hip-hop in "Don't Push" e "Let's Go To Be Stoned".
Lo ska-punk folgorante di "5446: That's My Numberball & Chain" e "What Happened?" è quasi di routine per i Sublime, che raggiungono la vetta con la simil-ballata "Badfish" (tormentone per tutti i gruppi di Long Beach che ne seguiranno la scia) e la sorprendente "hit" "Date Rape", che racconta un incontro fra un ragazzo e una ragazza che non finisce proprio per il verso giusto.
Le penultime due tracce, registrate dal vivo davanti a un gruppo di amici e mixate in un momento successivo, sono sorprendentemente acustiche: "Krs-One" è dedicata all'omonimo rapper, uno dei principali riferimenti della band, mentre "Rivers Of Babylon" e' un omaggio al reggae. A chiudere il disco, "Crucial Thanks", superbo dub "arabeggiante", con ringraziamenti e saluti.

I Sublime si danno da fare con tour e promozioni, facendo uscire il loro secondo disco Robbin' The Hood nel 1994. Sempre registrato "in casa", il disco è formato da 22 tracce, per di più in stile dub/rap dalla durata breve, dal minuto ai tre, pochi i cantati, ma sicuramente di grande effetto: "Greatest Hits" dice tutto e "Saw Red" (uno ska schizofrenico) vede anche la complicità dei No Doubt. "Freeway Time In La County Jail" e' un blues lento e malinconico che commuove, mentre la chicca dell'intero lavoro e' "Boss Dj", la confessione acustica di Brad Nowell.
Robbin The Hood vende 2.000 copie in meno di due settimane e sembra lanciare pian piano il gruppo verso la meritata fama. Sfortunatamente e tragicamente, gli eccessi e l'abuso di eroina portano alla morte Brad Nowell: il 25 maggio del 1995, viene trovato morto in una camera di un hotel a San Francisco, proprio qualche mese prima dell'uscita del nuovo disco.

Dopo un anno circa dalla rimpianta scomparsa di Brad, il terzo disco della band, Sublime, schizza nella Billboard's Top 20 e entro la fine del 1997 vende più di due milioni di copie, grazie soprattutto al singolo "What I Got" (premiato come "miglior video alternativo" agli Mtv Awards), citazione probabile di "Lady Madonna" dei Beatles. Le altre tracce notevoli sono: "Santeria", orecchiabile ballata; "Caress Me Down", reggae dei piu classici; "April 29, 1992 (Miami)" dub/rap dei più riusciti.
Le canzoni più innovative sono sicuramente "Same In The End" nella quale il gruppo mescola punk-rock allo ska in modo devastante e soprattutto "Doin' Time", melodia ballabile costruita attorno all'omonima composizione di Gershwin.

Eric e Bud, gli altri membri del gruppo, fecero uscire negli anni seguenti una raccolta di brani inediti e di remix dal titolo Second Hand Smoke (1997), il live Stand By Your Van (1998) e soprattutto Sublime Acoustic: Bradley Nowell & Friends (1998), raccolta di canzoni, interamente acustiche, che vedono Brad alla chitarra esibirsi in pezzi del proprio repertorio e in una particolare medley dedicata a Bob Marley; la qualità del suono non è delle migliori, ma il materiale è ottimo e interessante.

La combinazione dei suoni dei Sublime fu la sintesi della naturale cultura della gioventù di Long Beach e della California del Sud. Un repertorio che spopolò nel circuito underground americano dei 90, ma che avrebbe meritato anche una più ampia diffusione.

(nella foto flyer di un live dei Sublime)

giovedì, novembre 10, 2005

I martiri del rock : JANIS JOPLIN



Il 4 ottobre 1970 la più famosa cantante bianca di blues veniva trovata morta in un hotel di Hollywood...

Erano le sei del pomeriggio di 35 anni fa quando il produttore di Janis Joplin, Paul Rotchild, spedì un manager della Full Tilt Boogie Band al Landmark Motor Hotel di Hollywood, per sapere come mai la cantante non rispondesse più al telefono. Quando il manager entrò nella camera d’albergo vide Janis che giaceva incastrata tra il letto e il comodino, con le labbra che sanguinavano e il naso rotto. In una mano stringeva quattro dollari e cinquanta cent. Alle nove di sera, dopo i primi accertamenti della polizia sul luogo, gli ufficiali riferirono alla stampa che Janis riportava sul braccio sinistro 12-14 impronte fresche d’ago.

Janis Joplin era nata il 19 gennaio del 1943 a Port Arthur (Texas), dove scoprì fin dalla tenera età la cultura musicale degli afroamericani, il jazz ma soprattutto il blues. Iniziò a cantare nei coffee-house della zona ,per poi sbarcare in California, innamorata della poesia beat e pronta a sperimentare tutto in prima persona, alcol e droghe comjprese. Un giorno, un suo amico texano la chiamò per un audizione con una giovane band, la Big Brother & The Holding Company. Fu così che Janis registrò il suo primo album, Chip Thrills, pubblicato nel 1968. Il successo fu immediato, ma lo stile di vita della cantante, ormai pienamente coinvolta nella flower power di San Francisco, alimentò le tensioni in seno al gruppo, tanto che a pochi mesi dalla pubblicazione di Chip Thrills la Big Brother & The Holding Company si sciolse.

Janis prese subito a lavorare con un’altra band, realizzando I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again, Mama, un album che venne accolto con molta freddezza negli Stati Uniti ma con grande entusiasmo in Europa. Il disco era tragicamente segnato dalle esperienze della cantante con la droga e l’alcol, a volte confuso, ma carico di passione. Con la presa di coscienza della sua dipendenza e grazie alla nuova Full Tilt Boogie Band, formata nel 1970, Janis trovò il punto d’equilibrio perfetto tra blues rock e pop, per una rinascita che durò del resto una manciata di mesi. Anche se il mito di Janis Joplin è stato ingigantito dalla sua tragica fine, ciò non toglie che fu una delle prime grandi cantanti della storia del rock. La sua voce, musica nera cantata da una bianca con voce tagliente, sofferta e a tratti bruciante, lasciava e lascia tuttora dei segni nel cuore.

mercoledì, novembre 09, 2005

RECENSIONE DELLA SETTIMANA

TITOLO : Playing the angel
AUTORE : Depeche Mod
GENERE : synth-pop
ANNO : 2005

Domanda retorica: i Depeche Mode devono forse ancora convincere qualcuno di essere band capace come poche altre di unire un indiscutibile, e mai scontato, appeal commerciale e una reale, ed elevata, qualità artistica? Se la vostra risposta è "sì", peggio per voi. In caso contrario allora a maggior ragione possiamo gioire e stupirci di fronte a questo loro undicesimo album.
Stupore, sì: perché stupisce ritrovare con un disco così questi tre ormai sereni, eleganti e sorridenti signori ultra-quarantenni che potrebbero benissimo vivacchiare sulla loro fama, come fanno quasi tutti i gruppi loro coetanei ancora in circolazione e come sembrava fossero destinati a fare anche loro stessi, a giudicare dall'ultimo "Exciter" (2001), disco sì piacevole ma nel complesso stiracchiato e smarrito. E invece "Playing The Angel" ci fa tirare un gran sospiro di sollievo, ci dice che il trio ha prontamente trovato ancora nuove ispirazioni e nuovi stimoli.

Da quella formidabile fabbrica di straordinari singoli che sono sempre stati i Depeche Mode in effetti, la riuscita del disco la si poteva intuire già dalle primissime apparizioni on-air della clamorosa "Precious". Brano che è già degno di figurare tra i loro classici, e che faceva oltretutto intuire (o è meglio dire sperare?) un ritorno del gruppo alla sua vera e unica identità sonora: ovvero synth come se piovesse e melodie di impareggiabile fluidità ed eleganza, rese ancor più preziose dalla voce di un Dave Gahan sempre più composto, espressivo, perfetto.

Ma i DM fanno ancora di più e malgrado le loro dichiarazioni circa una svolta più "ottimista" del loro sound, eccoli che pubblicano quello che forse è addirittura il loro disco più grave e claustrofobico. L'arrangiamento di tutti i brani è affidato nella sua quasi totalità a un'elettronica densa e pesante, a dominare è un mood cupamente introverso come e più che in "Ultra", grande album che nel 1997 tentò un'operazione simile, ma allora il gruppo e soprattutto Gahan si portava sulla schiena ancora troppi spettri del passato.

Ad accoglierci c'è subito una canzone che più Depeche non si può, "A Pain That I'm Used To" e ancora più inconfondibile è il loro marchio in "John The Revelator", inno à la Bowie scandito da ritmi sferraglianti come nemmeno ai tempi di "Speak And Spell", e soprattutto nella splendida "Suffer Well".
Ma quando arriva la malinconia luminosa di "Precious" ci accorgiamo che in realtà nel disco il bellissimo singolo funge da contrappeso a pezzi meccanici e ossessivi come "The Sinner in Me" (quasi una nuova "Barrel of a Gun"), e altri immersi in una penombra insondabile. Penombra che avvolge un brano da lacrime agli occhi come "Nothing's Impossible", che quanto avrebbe ben figurato in un "Black Celebration" o in un "Violator"... E penombra avvolge anche la finale e fluttuante "Darkest Star" e l'accorata "Macro", brano nel quale Martin Gore (come sempre autore di tutte le canzoni) si cimenta anche alla voce, e la foxxiana "I Want It All", gioiello di atmosfera.

Alla fine, dopo una foresta di effetti sonori da brivido come "Damaged People", il brano più prevedibile del lotto è il pur scintillante elettro-pop "Lillian", esempio perfetto di ciò che sarebbe stato lecito aspettarsi dai Depeche nel 2005. E invece loro spiazzano con un album sorprendente e coraggioso, trovando un equilibrio perfetto tra passato e presente. Che non è poco, anzi. Chiedere agli ultimi Cure o ancora di più agli ultimi New Order, per esempio, se è cosa facile. "Playing The Angel" convince in pieno e ci consegna un gruppo in forma smagliante, ancora vivo e, cosa più importante, ancora vitale.

Mauro (ondarock)

martedì, novembre 08, 2005

SOULFLY biography


La storia dei Soulfly ha inizio quando, in seguito a dissapori con il fratello Igor e agli altri membri della band, Max Cavalera lascia i Sepultura alla ricerca di nuove sonorità.

Massimiliano Antonio Cavalera nasce il 4 Agosto 1969 a Belo Horizonte (Brasile) dove vive tuttora. Sposato con Gloria ha due figli : Zyon e Igor Amadeus. Ha militato nei Sepultura (1986-1995) e Nailbomb (1994-1995).

Il nome viene scelto da Max come tributo a coloro che, pur non essendo più tra noi, continuano la loro esistenza grazie alla leggerezza della propria anima. Deriva però anche dal significato intrinseco che la musica ha per Max, cioè un qualcosa che aiuta l'anima ad elevarsi e a volare.

Nel '97 Max arruola il primo membro dei Soulfly: il batterista Roy "Rata" Mayorga dei Thorn (band Newyorkese). Poco dopo arrivano il bassista Marcello D. Rapp e il chitarrista Jackson Bandeira (ex Chico Science e Nacao Zumbi). Con questa formazione viene inciso, per la Roadrunner, il primo album omonimo, che uscirà il 21.4.98.

In SOULFLY parteciperanno alla realizzazione numerosi nomi della scena rock: Mario C. (produttore di Beastie Boys), Burton C. Bell, Dino Cazares, Christian Old e Wolbers dei Fear Factory, Fred Durst e DJ Lethal dei Limp Bizkit, Chino Moreno dei Deftones, Benji dei Dub War, Eric Bobo (Cypress Hill), e Jorge DuPeixe e Gilmar Bola Oito dei Chico Science . L' album viene prodotto e mixato da Ross Robinson che aveva precedentemente prodotto KoRn e Limp Bizkit.

In seguito all'uscita dell'album, i Soulfly intraprendono la tournee. Con il tour avvengono però dei cambiamenti nella formazione: Jackson Bandeira abbandona la band e torna alla sua band di origine. Arriva così Logan Mader dai Machine Head ma non per molto; dopo pochi mesi se ne andrà per formare una nuova band. Entra così nella band Mikey Doling degli Snot come chitarrista. Nel luglio 99 i Soulfly sono nuovamente in tour con i Neurosis e Hatebreed ma Roy Mayorga lascia la band (per i Medicine), in seguito a forti attriti interni. Il tour continua quindi con un batterista temporaneo che verrà sostituito in seguito da Joe Nunez.

Con questa line-up Max Cavalera(voce, chitarra), MarceloD.Rapp(basso), Mikey Doling(chitarra) e Joe Nunez(batteria) iniziano le registrazioni per il nuovo album che vedrà la luce la luce verso la fine del 2000.

PRIMITIVE esce infatti il 26/09/2000 sempre per la Roadrunner .
Già dallo stile pseudo-etiopico del retro dlla copertina del CD si può capire come Max Cavalera si sia avvicinato allo stile rastafari. Infatt in pezzi come "Bring It" e "Mulambo" alterna momenti metal e reggae. L'album si avventura nell' hip hop ,nel soul, ambient, somorità di bahia e rock psichedelico. Mentre "Back to the primitive" rifiuta ogni forma politica, l'album in complesso è molto politico; ci sono riferimenti a Zapata, Che Guevara, e al rivoluzionario brasiliano Zumbi.

Come per il primo album, anche in Primitive sono numerose le collaborazioni: Corey Taylor (Slipknot) che canta con Max in "JumpDaFuckUp"; Grady Avenell (Will Haven) e Chino Moreno (Deftones) in "Pain"; l'inimitabile Tom Araya (Slayer) appare nel pezzo più aggressivo dell'album "Terrorist".

Ma la sorpresa più grande tra gli ospiti è senza dubbio Sean Lennon, figlio di John, che partecipa nel pezzo "Son Song", una canzone che parla di chi è costretto a vivere senza padre fin da bambino, cosa che Max e Sean hanno in comune. Max rivela comunque, che il messaggio della canzone non è stata la ragione principaale per la presenza di Sean: "Ma piuttosto il contrasto della voce e delle sonorità. Due modi diversi di intendere la musica che si incontrano in questo pezzo".

L'insieme di tutte queste star non ha però ridotto l'integrità del disco, che anzi risulta molto solido, sembrano tutti fare parte dello stesso gruppo da tempo, contribuendo tutti al particolare sound dei Soulfly. E' un album omogeneo, ci sono pezzi incazzati come "Back To The Primitive", "Bring It", "Terrorist" e "Prophet"; ci sono le percussioni ipnotiche di "Boom" (Larry McDonald); il soul di "Fly High"; la ferocità di "JumpDaFuckUp"; l'urban rap di "In Memory of…"; mentre l'aura a la Dead Can Dance di "Soulfly II" rappresenta il lato spirituale dell'album, aspetto che, come dice Max, crea "un forte legame tra me e chi ascolta la mia musica, una sorta di legame magico".

Max Cavalera

Legame che ricorda un altro grande sodalizio tra pubblico e fans. Max è infatti chiamato il "Bob Marley del Metal". Non a caso infatti entrambi vengono dal cosiddetto terzo mondo, Max inoltre, è sempre stato un grande fan di Marley.
A testimonianza di questo è la copertina di Primitive, disegnata da Neville Garrick, che disegnò molte delle copertine degli album di Marley e dei Wailers (Uprising, Exodus, Babylon by Bus, Confrontation, Burnin', Catch a Fire e molte altre).

Al nuovo disco segue quindi il tour, supportati da GlassJaw e Earthone9, toccando in Novembre anche l'Italia (Milano e Roma).

Nel novembre 2001 i Soulfly rientrano in studio (Phoenix - Chaton Studios) per la realizzazione del terzo album "3".


"3" esce ufficialmente il 25 Giugno 2002. Nella line-up della band è rientrato il vecchio batterista Roy "Rata" Mayorga. Il mixaggio affidato a Terry Date.
Il titolo dell'album deriva dal fatto che come dice Max, "c'è qualcosa di magico e potente che riguarda il numero 3. Inoltre sono sempre stato un ammiratore del terzo album delle band che seguivo. Quando i Metallica fecero "Master Of Puppets" e i Black Sabbath "Masters Of Reality", furono album davvero impressionanti".

Come è ormai tradizione, anche in questo album non mancano le collaborazioni

lunedì, novembre 07, 2005

LAGWAGON a gennaio in Italia

I Lagwagon, storica band pop-punk californiana, tornano a distanza di due anni dalla loro ultima apparizione in Italia al Deconstruction Tour. Lagwagon saranno in Europa durante il prossimo Gennaio per un tour di tre settimane durante il quale presenteranno i brani del nuovo disco e le canzoni che li hanno resi famosi durante gli anni 90’. La loro carriera inizia nel 1990 a Goleta in California, dopo un periodo caratterizzato da vari cambi di formazione nel 1992 la band trovò la giusta stabilità con Joey Cape alla voce, Chris e Shawn alle chitarre, Jesse al basso e Derrick alla batteria e grazie a questa stabilità venne prodotto il loro primo full lenght intitolato “Duh”. Nel giro di pochi anni i Lagwagon si affermarono subito come una delle band di punta della scena hardcore melodico californiana. Nel 1994 uscirì “Trashed” e l’anno successivo “Hoss”. Nel frattempo avvennero altri cambi di formazione, ma subito la band si impegnò a registrare altri due album, “Double Pladinum” e “Let’s Talk About Feelings”. Di seguito a questi due album la band decise di impegnarsi a suonare il più possibile in giro per tutto il mondo; in compagnia di band quali NOFX, Pennywise, No Use For A Name e tanti altri. I due ultimi album “Let’s Talk About Leftovers” e “Blaze”, rispettivamente prodotti nel 2002 e nel 2003, hanno confermato la splendida forma in cui si trova la band di Joey Cape, caratterizzata da canzoni dal forte impatto melodico, da una sezione ritmica veloce e dalle chitarre sempre in primo piano.

A Novembre, a quasi tre anni di distanza dall’ultimo album ufficiale, uscirà il nuovo ed attesissimo disco “Resolve” prodotto come sempre dalla Fat Wreck.

Ad accompagnare i Lagwagon durante queste tre settimane di concerti in Europa saranno i connazionali A Wilhelm Scream, band dalle grosse potenzialità del roster Nitro Records, attiva da diversi anni e che si diverte a fondere rock, pop punk e momenti di chiara ispirazione metal.

Le due uniche ed impedibili date italiane saranno Martedì 17 Gennaio al Vidia di Cesena e Mercoledì 18 Gennaio al Rolling Stone di Milano.

LAGWAGON + A WILHELM SCREAM + GUEST

17/01/06 Cesena – Vidia

18/01/06 Milano – Rolling Stone - C.so XII Marzo, 32

Apertura cancelli ore 19:30 – Inizio concerto ore 20:15

Ingresso € 18,00 + Prevendita.

(nella foto la locandina del tour portoghese dei Lag)

giovedì, novembre 03, 2005

ERIC CLAPTON ...vale oro!


La casa editrice americana Doubleday ha sborsato 6.4 milioni di dollari per aggiudicarsi la autobiografia di Slowhand, scritta con l'amico fidato Christopher Simon Sykes.

Il libro arriverà negli scaffali delle librerie nel 2007, sicuro al 100% visto l'anticipo da 4 milioni richiesto dal chitarrista: “Eric Clapton ha 60 anni, è felicemente sposato ed è soddisfatto della sua vita; è pronto a guardarsi indietro in modo sincero, senza nascondere le parti scure della sua vita” ha spiegato il portavoce della casa editrice, controllata dalla Bertelsmann AG (BMG) “E' pronto a scrivere un libro onesto, sugli alti e bassi e come è riuscito ad andare all'inferno e tornare vivo”.

Ovviamente la autobiografia sarà servita con un box lussuoso contenente la sua storia musicale (per la Warner) e un tour mondiale.

Il libro si prospetta come uno dei più interessanti nel panorama delle autobiografie vista la mole di argomenti che può mostrare una vita come quella di Clapton con eroina, alcol, ritorno alla normalità, tragedie personali come la morte di Stevie Ray Vaughan nel 1990 e quella del figlio di 4 anni Connor (avuto da Lori Del Santo) l'anno successivo, accuse di razzismo (‘l'Inghilterra sta diventando una colonia nera' disse in un concerto a Birmingham nel 1976, e sempre sotto elezioni chiese di votare il conservatore Enoch Powell per aumentare il braccio di ferro nei confronti dell'immigrazione).

In un'altra notizia si apprende che la reunion dei Cream con Jack Bruce e Ginger Baker tenuta a Londra nei primi giorni di Maggio troverà anche una vita americana con un concerto al Madison Square Garden di New York...

mercoledì, novembre 02, 2005

FABULOUS DISASTER


Alla fine degli anni '90 Lynda Mandolyn e Nancy, si conobbero nello storico locale di San Francisco, il Bottom of the Hill, e decisero di metter su un gruppo tutto al femminile e per l'occasione chiamarono altre due ragazze, Sally e Laura. Il nome della band lo diede Sally, che scelse Fabulous Disaster, frase che Malcom Mclaren disse a Sid Vicius nei tempi d'oro del punk. I ruoli delle ragazze erano questi perciò; Laura alla voce, Nancy al basso, Lynda alla chitarra e Sally alla batteria. Nel giro di poco tempo il gruppo iniziò a suonare in vecchi locali della città, riscuotendo un buon successo, che li portò a registrare un demo composto da quattro brani. In quello stesso periodo alla band si unì un'altra ragazza, Cheri Lovedog, e con lei registrarono per la modica cifra di 200 dollari un altro demo. Le Fabulous Disaster incisero ben quattordici canzoni in presa diretta, e vista la buona registrazione decisero di farlo diventare un vero e proprio cd Pretty Killers stampando sotto la Evil Eye records (etichetta di Lynda, nata qualche tempo prima), ben 1000 copie. Nel 2000 Cherry lasciò la band, e venne sostituita, da Mia d'Bruzzi, che partì con le ragazze per un tour mondiale. Dopo il tour mondiale Nancy conobbe Erin la moglie del cantante dei NoFX, e gli consegnò il loro primo lavoro Pretty Killers, che la moglie dopo pochi giorni fece sentire al buon Fat Mike. Dopo poco tempo le Fabulous Disaster, firmarono un contratto con la Pink & Black (sott'etichetta della Fat Wreck records), perdendo però Mia che decise improvvisamente di abbandonare tutto. Alla fine del 2000 la band si chiuse con Fat Mike nel Motor Studios di San Francisco, dove iniziarono a incidere il loro nuovo album Put Out Or Get Out. Per promuovere la loro nuova fatica le quattro ragazzacce californiane partirono in tour, dove condivisero il palco con gruppi di tutto rispetto come i Mad Caddies, Avail, Ataris e Propagandhi. Nel 2001 parteciparono al Vans Warped Tour, continuando i loro live, in Canada, facendo da spalla ai Real Mckenzies, e negli Stati Uniti con i NoFX. In estate iniziarono a preparare nuovi pezzi per un nuovo cd, lavorando spalla a spalla con un genio del settore, Alex Nerport. Nel febbraio del 2003 uscì il loro nuovo album Party Raid!, cominciando subito dopo, un altro tour e partecipando al Deconstruction e a vari concerti in compagnia degli amiconi NoFX, Strung Out, Lag Wagon.......