giovedì, settembre 27, 2007

THE ORIGINAL SOUNDTRACK


PER TUTTI QUELLI CHE, COME ME, HANNO AVUTO LA FORTUNA DI VISITARE CUBA, LA COLONNA SONORA DI "BUENA VISTA SOCIAL CLUB" HA UN SAPORE DEL TUTTO PARTICOLARE. ATTRAVERSO QUESTO CD INFATTI (E ATTRAVERSO IL FILM) SI PUO' COMPRENDERE A PIENO LO SPIRITO DEGLI ABITANTI DELLA ISLA GRANDE E DI QUELLO CHE RAPPRESENTA LA MUSICA PER LORO...
DALLA RETE UNA BELLISSIMA RECENSIONE DI UNA BELLISSIMA COLONNA SONORA:

I brani contenuti dal CD hanno un fascino particolare. Ascoltandoli si riesce a immaginare il mondo che li ha generati. Un primo assaggio del CD magari ci fa immaginare le splendide spiagge di Cuba, la voglia di allegria che questa musica si trascina dietro, il ricordo di serate in discoteca durante le ferie estive, dove abbiamo lasciato il cuore al ritorno in città.
La musica di Buena Vista Social Club è quindi musica che riesce a farci rilassare e magari ci rende il suo ascolto piacevole e rilassante.
Ma c'è dell'altro. Ascoltando con vera attenzione, e facendo caso ai minimi particolari, si entra in una dimensione completamente diversa da quella più spensierata che appare inizialmente. La cosa che mi ha colpito maggiormente sono le voci dei cantanti. Il loro colore e la loro stanchezza! Per stanchezza intendo il tempo che queste voci, con tutto quello che hanno da dare alla musica, hanno passato a lottare durante una vita difficile. Proviamo a pensarci un attimo, ci troviamo di fronte a dei settantenni che per tutta la vita hanno vissuto di musica facendo altri mestieri senza abbandonare mai la speranza di poter avere successo.

Ma il successo è arrivato, e questi musicisti hanno rispolverato tutta la voglia di fare musica che spesso hanno dovuto sopprimere. E tutti, ma proprio tutti, hanno colmato la mancanza di freschezza vocale con una passione e un calore nell'interpretare e suonare davvero commoventi.
Le canzoni raccontano attimi di vita quotidiana. Tutte hanno un fascino indiscutibile, rendono l'atmosfera dello studio quasi familiare. Non sembra di ascoltare un disco, ma di star seduto in un fumoso locale di Cuba, dove dei musicisti ispirati si divertono a fare musica.
Sinceramente mi hanno colpito due canzoni: Veinte anos e Pueblo Nuevo. La seconda è un pezzo che vede il pianoforte come solista. Ebbene qui più che altrove si avverte la difficoltà che devono aver incontrato i musicisti nel ricominciare a suonare. Gonzàlez il pianista, per anni ha fatto il lustrascarpe per vivere (almeno è quel che ho letto), e ha ricominciato a suonare proprio in questa occasione. Ebbene se pur non ha perso il gusto di suonare, se si paragona la scioltezza del suo piano con quello di un musicista allenato, si riscontra un certo impaccio nei passaggi più difficili. Tutto ciò se può sembrare un limite, arricchisce di fascino il brano.

Veinte anos è un piccolo capolavoro, cantata con trasporto e sentimento, è l'unico brano del disco che prevede una voce femminile, Omara Portundo. La canzone, a tempo di Bolero, è ricca di grazia anche perchè la Portundo è accompagnata da un Company Segundo quasi timoroso di rubarle la scena. La voce di Segundo sembra cullare quella della Portundo. Favolosa!!!


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HELL ON EARTH TOUR

Oggi arriva a Milano l' "Hell On Earth Tour", torneè di cui avevo già parlato qualche tempo fa e che, solo per questa data, avrà tra i protagonisti anche DEVILDRIVER, GOD FORBID e THE SORROW.


Ecco il running-order e gli orari delle esibizioni:

THE SORROW 16:30-16:50
FROM A SECOND STORY WINDOW 17:00-17:20
FREYA 17:30-18:00
FEAR MY THOUGHTS 18:10-18:40
GOD FORBID 18:55-19:30
ALL SHALL PERISH 19:45-20:25
BORN FROM PAIN 20:50-21:35
DEVILDRIVER 22:05-23:00
WALLS OF JERICHO 23:30-00:25

mercoledì, settembre 26, 2007

DIMEBAG DARRELL - Dimevision - Vol. 1: That’s The Fun I Have


E' USCITO IN ITALIA "DIMEBAG DARRELL - Dimevision - Vol. 1: That’s The Fun I Have" DVD DEDICATO AL MITICO CANTANTE DEI PANTERA ASSASSINATO TRE ANNI FA DURANTE UN CONCERTO IN USA.
DA METALITALIA LE OPINIONI SU QUESTO LAVORO AL QUALE, MOLTO PROBABILMENTE, SEGUIRA' IL SECONDO VOLUME...
...DIMEBAG DARRELL LIVES!

Questo DVD è il sentito omaggio che Vinnie Paul fa al fratello Dimebag Darrell, tragicamente scomparso nel 2004 per mano di uno squilibrato. Erano due anni che Vinnie raccoglieva materiale video, e per questo aveva anche chiesto aiuto ai fan, che potevano inviare il proprio materiale. Tutto rigorosamente concentrato sulla figura di Dimebag Darrell, uno dei chitarristi più influenti del metal, che con i suoi Pantera ha scritto pagine memorabili di musica. Similmente a quando avevamo già potuto vedere nelle celebri VHS dei Pantera, in questo DVD non troverete concerti interi o studio report, ma tanti spezzoni ripresi nelle più disparate situazioni, dai party alcoolici ai vari episodi di violenza domestica. In un montaggio che si sofferma prevalentemente sull’aspetto goliardico del musicista, Vinnie Paul sembra voler evitare qualsiasi tipo di sfumatura malinconica, perché Dimebag non glielo avrebbe probabilmente mai permesso. Viene da sorridere quando assistiamo ad una performance particolarmente datata, dove una band di capelloni giovanissima ci propone un'ottima versione di “Seek & Destroy”, uno dei primi classici dei Metallica. Impossibile non citare i numerosi assoli inseriti random nel DVD, permettendoci di gustare pienamente tutta la classe e la personalità di questo chitarrista. Ma sono i momenti di vita quotidiana i veri protagonisti di “Vol 1: That’s The Fun I Have”. Pericolosi giochi pirotecnici (la vera ed inconfessata passione di Dimebag), scherzi di cattivo gusto e quant’altro: Dimebag è anche questo. Un uomo che guarda divertito i suoi amici mentre sfasciano mezza automobile e mezzo giardino, che discute amabilmente con i propri fan adoranti. Un uomo che ci ha abbandonati troppo presto. Per tutti i fan che si sono divertiti con le VHS dei Pantera, oggi anch’esse disponibili in un unico DVD.

Raffaele "Salo" Salomoni (metalitalia)

martedì, settembre 25, 2007

LIVE REPORT : GORILLA BISCUITS - Rimini, Velvet (22/9/2007)


STORICO RITORNO IN ITALIA DEI GORILLA BISCUITS, GRUPPO STORICO DELLA SCENA HC MONDIALE. IL NOSTRO AMICO PACO (RESPECT!) ERA LI' E CI RACCONTA COM'E' ANDATA LA TRASFERTA IN TERRA ROMAGNOLA...

Una sera di giugno Max si presenta al Cape Town sbraitando:" a settembre Gorilla Biscuits in Italia!"
Da quel giorno abbiamo cominciato a preparare la trasferta.
Premetto che i GB non sono mai stati il mio gruppo hard-core preferito in assoluto, però l'evento era troppo ghiotto per non esserci, anche perchè mi sembra che l'ultimo live in Italia fosse datato 1991!
Facciamo una macchinata di alto livello: il sottoscritto, Max, Claudione e Alexio. Partiamo da Milano alle 4 del pomeriggio e alle 7 meno venti siamo sul pezzo in quel di Rimini.
Ci facciamo un aperitivo e un'ottima cena nel centro storico e alle 10 siamo al Velvet.
Il locale è molto bello: tipo il Transilvania, però su 2 livelli e il pubblico sembra all'altezza dell'occasione, come accade purtroppo sempre più raramente in Italia.
Facciamo i nostri acquisti al banchetto del merchandising, e scendiamo in sala ad ascoltare i Bane: niente male, ma nulla a che vedere con i Gorilla.
Ci posizioniamo sotto il palco, indicativamente ci saranno 1.500/2.000 persone, quando ad un certo punto parte lo storico intro con le trombe; è il segnale, si scatena il delirio. Io mi faccio male praticamente subito, perchè uno mi atterra sulla spalla mentre stavo parandomi da un altro, e devo così rinunciare a fare stage diving perchè non riesco a muovere il braccio.
In compenso Max e Alo rappresentano alla grande: uno si lancia + volte nonostante quest'inverno si sia fatto il legamento del ginocchio; l'altro si mette a cantare un pezzo che adesso mi sfugge abbracciato al grande Civ, per poi lanciarsi nel degenero.
I GB eseguono tutto il loro repertorio, con l'aggiunta di qualche pezzo dei CIV ( sicuramente "do something" ma forse anche qualche altra), per circa un'ora e 20 di show; e il pubblico risponde veramente alla grande: pogo compatto, stage in continuazione e tutti che cantano tutti i pezzi.
Ripartiamo verso l'una e alle cinque del mattino circa sono a casa, stravolto dal viaggio ma felicissimo di aver partecipato all'evento hard-core degli ultimi anni.
Che dire, 600 e passa km per poco più di un'ora di concerto, ma ne è stravalsa la pena, GRANDI!

PACO

lunedì, settembre 24, 2007

BIOGRAPHY : KENY ARKANA

VISTA LA MIA RECENTISSIMA VISITA A PARIS, DEDICO QUESTO POST AD UN'ARTISTA FRANCESE (?!) CHE MI PIACE PARECCHIO E DELLA QUALE SI PARLA GIA' UN GRAN BENE NEGLI AMBIENTI ALTERNATIVI E NON...


Keny Arkana, nata a marsiglia nel 1982 ma di origine argentina, comincia a rappare nella banlieue della sua città all'età di tredici anni. Inizia così la scalata alla scena di questa giovane e consapevole mc dal flow ruggente.

Da qualche anno milita attivamente all' interno del movimento altermondista (movimento di sinistra che lotta contro la guerra e le diseguaglianze sociali pensando che un altro sistema mondiale sia possibile .nda) con il collettivo "La Rage Du Peuple" da lei formato a Noailles, un quartiere di Marsiglia.
Questo giusto per darvi un' idea di come la Nostra sia una fanciulla con la quale scherzare poco...

Dopo i primi anni passati a scrivere rime ancora a embrionali e grezzotte dal 1996 inizia a farsi largo nell' underground marsigliese, soprattutto con le sue apparizioni a la Friche, un labortorio socio culturale di recupero urbano che nasce e si sviluppa in quel periodo nel quartiere la Belle de Mai. Da questo momento in avanti collaborerà con le crew "Mars Patrie" ed "Etat Major". Soprattutto quest' ultima crew sarà un importante trampolino di lancio per la nostra battagliera mc che proprio con "Etat Major" farà la sua comparsa in diversi street-tape e trasmissioni radiofoniche.

Ma la vera svolta avviene nel 2003, anno in cui Keny Arkana decide di affrontare la scena come solista.
I molti anni di gavetta hanno inciso profondamente sulla qualità delle sue rime, che sempre più stupiscono per tecnica contenuti.
Dal 2004 decide di aprire una sua piccola etichetta, "La Callita", con la quale fa uscire Il dodici pollici "Le Missile est Lancé", vero e proprio esordio bomba che le consentira' di apparire sulla compilation "Om All Stars" al fianco di alcuni mostri sacri della scena marsigliese come IAM o Psy 4 De La Rime. Sempre per "La Callita" esce anche l' interessante street album "L' Esquisse".

La consacrazione definitiva avviene però nel 2006 con l'uscita del maxi singolo "La rage" e con il suo primo vero e proprio album "Entre Ciment Et Belle Etoile" che racchiude, fra l'altro, proprio i suoi due due singoli di maggiore successo "La rage" e "Le missile est lance".

Non resta altro che dare uno sguardo al video per convincersi delle indubbie qualita' della giovane rappeuse...

giovedì, settembre 20, 2007

BACK FOR ONE NIGHT!

LA FOTO DEI SEX PISTOLS SUL BLOG (QUESTA VOLTA LA COPPIA SID & NANCY) SIGNIFICA, COME TRADIZIONE, PICCOLA PAUSA. APPROFITTANDO DELLA NOTIZIA DELLA LORO REUNION, L'8 NOVEMBRE A LONDRA, VI SALUTO E VADO 3 GIORNI A PARIS, CI SI VEDE (E SENTE!) AL RITORNO. A PRESTO...


I Sex Pistols, a 4 anni dalla loro ultima reunion, tornano sui palcoscenici d'oltremanica.
Terranno un'unica data l'8 Novembre a Londra alla Brixton Academy per celebrare il trentennale di "Never mind the bollocks", unico LP mai pubblicato dalla band, dalla quale sono stati estratti tutti i singoli più noti del gruppo.
I biglietti, che costano 37,50 sterline, sono in vendita da oggi.

mercoledì, settembre 19, 2007

RECENSIONE DELLA SETTIMANA


LA RECENSIONE DI OGGI SI OCCUPA DEL TERZO LAVORO DEI SETTEVITE, USCITO PER ABOUT ROCK RECORDS E MOLTO PIACEVOLE DA ASCOLTARE...

TITOLO : The Freak Show
ARTISTA : Settevite
GENERE : Rock
PROVENIENZA : Milano (ITA)
ANNO : 2003

Terzo disco per i Settevite. La band milanese affronta la tanto decantata prova della maturità con una line-up rinnovata dall'ingresso in pianta stabile di un nuovo batterista ex-Kaoslord (grande band...ricordate "Ninos de Rua"?) e di un secondo chitarrista. Per "The Freak Show" i Settevite tornano al cantato in inglese, una scelta assolutamente indovinata che contribuisce a dare al disco un tono di...internazionalità, per così dire. Quel che traspare dall'ascolto è proprio questa cura estrema con cui le canzoni sono state pensate, costruite e prodotte, dando al lavoro nel suo complesso quel tono di "esportabilità" a cui prima si accennava. Poca dunque l'irruenza nel 'modern rock' del quintetto, che non si è ammorbidito, quanto piuttosto levigato, negli arrangiamenti, in cui compaiono tastiere e fibre elettroniche, nei riff mai durissimi, a parte forse in "On My Knees" e "F.A.Q", brano per la verita' avulso dal contesto, cantato con Gianluca Perotti. I Settevite sembrano perseguire uno standard, offrendo interpretazioni che in tante tonalità potrebbero assere accostate alle ultime cose dei Guano Apes: sia quando i ritmi sono più sostenuti, "A.N.I.O", "Nobody Knows", sia quando i pezzi assumono forme più immediate, "Never Dies", il quintetto riesce a svolgere il proprio compito come da copione, soprattutto poi quando la velocità di marcia diminuisce come accade nella atipica ballad "Now Or Never", in "In My Arms", pop e romantica e nella rivisitazione del classico dei Matia Bazar, "Ti Sento", complice la bella e versatilve voce di Lella. A dispetto del titolo, un disco per nulla "Freak".

Emanuele Rossi (http://www.eutk.net/)

martedì, settembre 18, 2007

LIVE REPORT : VASCO - Bologna, Stadio Dall'Ara (15/9/2007)

TAPPA BOLOGNESE PER LA SECONDA PARTE DEL TOUR DI VASCO. NOI C'ERAVAMO E QUI DI SEGUITO VI RACCONTIAMO COM'E' ANDATA...


C'era molta attesa per la data bolognese del Vasco live 2007, considerata da tutti, musicisti in primis, il concerto "a casa". Vasco vive a Bologna da una vita, quasi tutti i suoi musicisti storici vengono da li e l'atmosfera "intima" si respirava nell'aria.
Arriviamo al Dall'Ara intorno alle 17:00. Un panino, un giro intorno allom stadio, qualche birra e entriamo allo stadio dalla curva Costa. C'è molta gente, ma la calca ai cancelli non è eccessiva. Fa caldo, ma non eccessivamente. Con me ci sono Giorgio, Piolin e due loro amiche.
Intorno alle sette attacca Simone, che ha cambiato tutta la band (e i tecnici) e offre un buono spettacolo alla folla, che lo acclama e ne canta pure le canzoni. La performance dura poco (5 pezzi) ma il pubblico inizia a scaldarsi. La parentesi di Pia (una cantante alquanto sgrausa) vola via in fretta e intorno alle 21:15 si spengono le luci e inizia lo show.
Il palco è bellissimo, le luci spettacolari e l'audio perfetto.
BASTA POCO apre le danze e coinvolge subito i 45.000 presenti. Vasco è in forma, avvolto nel suo cappotto di pelle rosso, con gli immancabili occhiali da sole. La band suona in modo perfetto e la scaletta è praticamente identica a quella di Milano. COSA C'E', BLASCO ROSSI, VOLGIO ANDARE AL MARE, LA COMPAGNIA, LUNEDI'.
In mezzo al concerto parte anche un inedito NON SOPPORTO QUELLI COME TE dice il ritornello e il brano è un rock drittone, della miglior tradizione emiliana.

MAURIZIO SOLIERI esibisce una serie di chitarre da mille milioni di dollari e si alterna con STEFF BURNS negli assoli rock, mentre GOLINELLI e il drummer americano MATT LAUG tengono ritmiche incalzanti. A completare la line up gli affezionati ALBERTO ROCCHETTI, CLARA MORONI, CUCCHIA, FRANK NEMOLA.
Vasco parla poco, saluta bologna, modena, zocca e la mamma e riesce, come nessun altro in italia, a coinvolgere la gente, anche solo con uno sguardo.
La scaletta scivola via benissimo, Anima fragile, Siamo soli, Un senso, il medley (Domani sì adesso no, La strega, Cosa vuoi da me, Delusa, Sono ancora in coma) e poi ancora, Vivere una favola, Stupendo, Come Stai...
La notte cala inesorabile, le pausa per il "richiamino" non mancano, ma lo spettacolo è davvero meraviglioso.
Lo stacchetto di Frank Nemola è un po' troppo electronic per la buona vecchia Emilia del rock, ma d'altronde bisogna stare al passo coi tempi.

L'ultima parte da delirio : una dietro l'altra arrivano Sally, C'è chi dice no, con quell'arrangiamento solito che però non convince a pieno, Gli spari sopra, Siamo solo noi, Rewind, Ciao, Bollicine (farcita dalle solite gag tra Vasco e "il Gallo" che esibisce la maglia del bologna calcio), Vivere, Stupido Hotel e naturalmente Albachiara, preceduta dallo stacco di piano di Canzone, da un accenno di Quanti anni hai e dal doveroso tributo a Massimo Riva, applauditissimo dalla sua gente e ricordato dal blasco con un urlo e qualche lacrima.

Alle 23 si chiude il sipario, dopo quasi 3 ore di spettacolo, alla faccia di tutti i detrattori, di tutti i moralisti dell'ultima ora e di tutti quelli che Vasco dal vivo non l'hanno mai visto... e non sanno cosa si perdono!

ALE

lunedì, settembre 17, 2007

Coming Soon : EMINEM


TRA LE NOVITA' IN USCITA NELLA PROSSIMA STAGIONE DOVREBBE ESSERCI IL NUOVO DISCO DEL RAPPER BIANCO DI DETROIT, CHE STA PREPARANDO, ALMENO STANDO A CIO' CHE LEGGIAMO IN RETE, MATERIALE PER UN SUO GRANDE RITORNO SULLA SCENA.
DAL SITO DI ROCKSTAR ECCO LA SITUAZIONE

Sembra che Eminem sia uscito dal letargo discografico nel quale era sprofondato nel 2004, dopo l’uscita di “Encore”.
Problemi personali, molti dei quali derivanti dall’abuso di sostanze psicotrope, sono stati alla base del suo ritiro dalle scene; rintanato in studio, Marshall Mathers ha continuato a sfornare idee, ad appuntarle su nastro e adesso ha ritrovato la tranquillità necessaria per tornare nuovamente sul palco.

“Lavoro sempre” ha spiegato Eminem durante un’intervista a una radio americana “Sono sempre in studio.
Adesso mi sento bene, per un periodo non volevo più avere a che fare con la musica, ho attraversato problemi personali dai quali sono riuscito a uscire e questo mi fa stare bene”.

Lo speaker ha chiesto a Slim Shady quanto ha intenzione di pubblicare il nuovo disco: “Domani!” ha risposto il rapper; per la Interscope domani potrebbe significare primavera del 2008.

venerdì, settembre 14, 2007

BIOGRAPHY : ZAKK WYLDE


SPAZIO BIO DEDICATO AD UNO DEI PERSONAGGI CHE STIMO DI PIU' NELLA SCENA ROCK. UN CHITARRISTA DELLA MADONNA, UN BUON AUTORE E SOPRATTUTTO UN VERO ROCKER!
UN PO' TROPPO CONSERVATORE OK... MA D'ALTRONDE NESSUNO E' PERFETTO NO?!
LADIES & GENTLEMEN: MR. ZAKK WYLDE!

Jeffrey Philip Wielandt, in arte Zakk Wylde, nacque il 14 gennaio 1967 a Bayonne, New Jersey.
All'età di 8 anni iniziò a suonare la chitarra, dedicandosi seriamente all'età di 14 anni, prendendo lezioni dal suo insegnante di football, LeRoy Wright. Sempre in adolescenza, formò la sua prima band, gli "Stone Henge", in cui suona canzoni di Ozzy Osbourne, Black Sabbath e Rush. Proprio in quel periodo, Jeffrey conobbe la sua compagna di classe alla "Jackson Memorial High School", Barbaranne Caterina, che diventerà poi sua moglie.
Dopo il diploma nel 1985 all'età di 18 anni, Jeffrey trovò lavoro in un supermarket, senza trascurare la musica. In questo periodo milita negli "Zyris", in cui rimpiazzò Dave Linsk (in seguito nella thrash metal band Overkill). Da questo momento, scelse lo pseudonimo "Zakari Wyland", ispirandosi al Dr. Zachary Smith, personaggio della serie TV Lost in Space.
La sua tecnica strumentale raggiunse livelli eccelsi, tant'è che, non ancora ventenne, divenne docente di chitarra a Jackson (New Jersey).

Un giorno il chitarrista sentì alla radio, durante lo show di Howard Stern, che Ozzy Osbourne, ex cantante dei Black Sabbath in piena carriera solista, stava cercando un chitarrista dopo l'abbandono di Jake E. Lee. Jeffrey era un grandissimo fan dei Sabbath e del primo chitarrista di Ozzy, Randy Rhoads.
Egli decise di tentare e, con l'aiuto di un suo amico, Jim Matlosz (suo collega negli Zyris), registrò una demo di cinque tracce contenente dei riffs e gli assoli di “Flying high Again” e di “Mr. Crowley” (brani di Osbourne, originariamente suonati da Randy Rhoads), e alcuni pezzi per chitarra classica, allegando anche delle foto.
Terminata l'audizione, tornò a casa credendo che fosse stato tutto inutile, invece qualche settimana dopo venne contattato da Sharon Osbourne (moglie e manager di Ozzy) che gli propose entrare nella band del cantante. A soli 19 anni, Zakk entrò quindi a far parte della band di Ozzy Osbourne.
Entrato nell'organico di Osbourne, Jeffrey cambiò ufficialmente il suo nome in Zakk Wylde, nome con cui è conosciuto tuttora.

Oltre all'attività con Osbourne, Zakk ha partecipato ad innumerevoli progetti. Tra i più noti si può menzionare la collaborazione nei Black Label Society, un'hard rock band moderna da lui stesso fondata e tutt'ora in attività. Wylde, inoltre è stato fondatore della band Southern Rock Pride & Glory che realizzò solamente un'album omonimo.
Nel 1996, rilasciò un album solista solista intitolato Book of Shadows che concerne uno stile musicale che egli voleva esprimere da tempo. Il chitarrista ha collaborato anche con Derek Sherinian (ex tastierista dei Dream Theater) incidendo vari album come Inertia e Black Utopia.
Wylde partecipò anche alla composizione del disco tributo ai Led Zeppelin, ha suonato alcune tracce nell'album solista dell'ex drummer dei Black Sabbath, Bill Ward e con i Damageplan del suo amico Darrell nel loro unico album in studio, New Found Power, nel brano "Soulbleed".

Zakk è sposato con Barbaranne e ha 3 figli : una femmina chiamata Hayley-Rae e due maschi, Jesse John Michael (chiamato così dal vero nome di Ozzy Osbourne, ovvero John Michael) e Hendrix Halen Michael Rhoads (nomi presi da Jimi Hendrix, Eddie Van Halen, Mike Piazza e Randy Rhoads). Lui e la sua famiglia vivono a Los Angeles.

Lo stile musicale di Wylde trae ispirazione da musicisti di vario genere. Le sue maggiori influenze provengono da chitarristi heavy metal, specificatamente Tony Iommi e Randy Rhoads. Tuttavia, Zakk ha ampie vedute musicali ed è appassionato anche di generi come jazz, blues e country e segue altri chitarristi come Frank Marino, Albert Lee, John McLaughlin e Al Di Meola.
Il suo stile è, tipicamente, caratterizzato dal preponderante utilizzo di armonici artificiali La sua tecnica di solo si contraddistingue per l'utilizzo della scala pentatonica minore che esegue a plettrate alternate creando un distintivo attacco inatteso, comparato allo stile più "fluido" di altri chitarristi.
Una ulteriore caratteristica dello stile tecnico di Zakk è l'uso frequente del chicken pickin, una tecnica chitarristica che è solitamente utilizzata nella musica country, difficilmente riscontrabile nel genere heavy metal. Probabilmente egli è stato ispirato nell'uso di questa tecnica da Albert Lee, uno dei suoi artisti di riferimento.
Zakk è rinomato anche per l'uso delle chitarre Gibson Les Paul con un singolo marchio di un "occhio di toro - bullseye" riportato sul corpo, un design che egli utilizza per differenziarsi da Randy Rhoads, che utilizzava invece una Les Paul bianca. Ironicamente, uno dei setup di chitarra che Zakk preferisce è proprio il "Flying V" di Rhoads.

CURIOSITA' : Wylde era un ottimo amico di Dimebag Darrell, chitarrista dei Pantera e dei Damageplan ucciso da un pazzo nel 2004. Era loro consuetudine scambiarsi spesso le chitarre. Dimebag diede a Zakk una chitarra con lo stesso corpo della sua ma con il caratteristico design bullseye. I due, inoltre, avrebbero dovuto formare assieme a Kerry King degli Slayer (anch'egli stretto amico di Zakk e Dimebag) un trio di chitarristi come il G3 di Joe Satriani ma di genere metal. Questo progetto venne ideato da King ma la morte di Darrell lo spinse a mettere da parte quest'idea. Dopo la sua scomparsa, Wylde gli dedicò il brano In This River contenuto nell'album Mafia.
Nel 1994, Wylde conobbe Shannon Hoon, cantante dei Blind Melon. I due divennero grandi amici, tant'è che iniziarono a lavorare insieme su del materiale discografico. Questa collaborazione non fu mai terminata, a causa della dipendenza da eroina di Hoon. Wylde gli fu sempre vicino e cercò di aiutarlo nel superare i problemi con la droga ma fu tutto inutile e il cantante morrà nel 1995. Il chitarrista dedicò anche a Hoon un brano, "Throwin' It All Away" da Book Of Shadows.
Tuttavia, Wylde ha anche certe antipatie nei confronti di alcuni musicisti. Una volta, il chitarrista venne ospitato in uno show televisivo americano, l'Aqua Teen Hunger Force. Nello spettacolo dichiarò che odia i Limp Bizkit e specialmente il loro frontman Fred Durst. Il motivo non è dovuto a questioni personali, ma per il fatto che Wylde non sopporta coloro che suonano musica da lui definita "incoerente".
Zakk sembra anche avere astio nei confronti di Axl Rose dei Guns n' Roses. A metà anni '90, Wylde fu contattato da Rose, chiedendogli di provare con loro. Egli provò con i Guns per due settimane, ma alla fine non successe nulla, in quanto Wylde non accettava i comportamenti del cantante del gruppo, tant'è che tra i due finì a rissa. Tuttavia, le vere ragioni non sono mai venute alla luce.

giovedì, settembre 13, 2007

IT'S TIME TO PLAY!


TEMPO DI CONCERTI QUESTO. ECCO ALCUNE SEGNALAZIONI LIVE DA TENERE IN CONSIDERAZIONE...

I mesi che ci attendono sono ricci di spettacoli live e io, come sempre, vi segnalo quelli più interessanti: questo week end il buon vecchio Vasco sarà di scena a Bologna, con la seconda parte del suo tour che toccherà anche Verona (19) Torino (22) e Udine (26).
Il prossimo week end sarà bello tosto per gli amanti dell'HC, visto che passerà da rimini il tour di reunion dei GORILLA BISCUITS, pronti per l'occasione ad uno spettacolo tiratissimo senza transenne. Cinque giorni dopo, al Transilvania Live, arriva il HELL ON EARTH TOUR, capitanato dai pesantissimi WALLS OF JERICHO.
Domenica 23, all'Alcatraz sono di scena i PARADISE LOST, con la data italiana del tour di Requiem (a proposito, consiglio l'acquisto di questo disco!!!)
Sempre all'Alcatraz, ma a dicembre, super serata metal con MACHINE HEAD, TRIVIUM e ARCH ENEMY!
Il 6 ottobre al bloom di mezzago di nuovo serata hardcore : CIRCLE PIT PARTY - SMACKDOWN (SWE) + PHP + DAPHNE.
A presto per altre segnalazioni...

martedì, settembre 11, 2007

MADNESS XMAS TOUR


Sono uscite, sul sito ufficiale della band, le date del tour invernale dei Madness. I concerti, che si svolgeranno tutti in Inghilterra, daranno la possibilità a chi si troverà in quel periodo in terra anglosassone, di godersi lo spettacolo di quella che, a mio modo di vedere, è la migliore ska band del mondo... almeno per quel che concerne il 2 tone.
I biglietti sono riperibili su internet e per ulteriori info, potete visitare il sito

http://www.madness.co.uk/

La band londinese non ha ancora dichiarato nulla circa la scaletta del tour, è prevedibile che THE DANGERMAN troverà ampio spazio, ma conoscento i ragazzi di Camden Town, nulla è scontato...
Aspettiamo fiduciosi il tour e non è detto che non si faccia un salto alla 02 arena per la data londinese...
ONE STEP BEYOND!

ALE

giovedì, settembre 06, 2007

A VOLTE RITORNANO


DAL CORRIERE DELLA SERA DI IERI...
LONDRA - Reunion in vista per i Led Zeppelin. Niente di ufficiale ancora, ma pare proprio che uno dei gruppi che hanno fatto la storia del rock nel secolo scorso stiano per tornare insieme per un concerto all'O2 Arena di Londra alla fine dell'anno. La notizia è iniziata a circolare su internet dopo che qualche agenzia specializzata in biglietti per i concerti si è lasciata scappare qualche indiscrezione. Sembra infatti che la Premier Entertainment stia per annunciare un 'pacchetto' di concerto e albergo a quattro stelle per 269 sterline (circa 400 euro), mentre un'altra azienda starebbe preparando un altro pacchetto per 369 sterline (poco meno di 550 euro). È da mesi che si parla di una possibile reunion dei Led Zeppelin, ma quando nello scorso giugno sembrava che tutto fosse ormai pronto Robert Plant smentì seccamente la notizia. Ora comunque pare proprio che sia la volta buona, e dunque John Paul Jones, Robert Plant e Jimmy Page potrebbero tornare a suonare insieme dopo ben 22 anni di silenzio: l'ultima volta che si trovarono tutti su un palco fu infatti nel 1985, in occasione del Live Aid di Philadelphia quando suonarono brevemente con Phil Collins alla batteria.

mercoledì, settembre 05, 2007

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI...


OGNI TANTO, QUANDO ESCE QUALCOSA DI PARTICOLARMENTE INTERESSANTE, MI PIACE CONSIGLIARNE L'ACQUISTO.
L'ARTICOLO IN QUESTIONE, OVVIAMENTE NON E' STATO ANCORA VISTO DA ME, MA CONOSCENDO LE PROPORZIONI DELL'EVENTO, I GRUPPI PARTECIPANTI E LA PRODUZIONE CHE C'E' DIETRO, CONSIGLIO A TUTTI DI NON PERDERSI IL DVD DELL' UNHOLY ALLIANCE TOUR (nella foto la locandina di una delle date), PRESENTATO, TRA GLI ALTRI, ANCHE DA METALITALIA...

Come preannunciato il 30 ottobre sarà nei negozi un DVD dell'Unholy Alliance Tour, che vedrà protagonisti LAMB OF GOD, MASTODON, CHILDREN OF BODOM e THINE EYES BLEED. La durata dell'home video sarà di circa 90 minuti.

"Unholy Alliance Tour" DVD track listing:

01. SLAYER - "South Of Heaven"
02. SLAYER - "Silent Scream"
03. SLAYER - "Blood Red"
04. SLAYER - "Cult"/"Chemical Warfare"
05. SLAYER - "Eyes Of The Insane"
06. SLAYER - "Dead Skin Mask"
07. SLAYER - "Hell Awaits"
08. SLAYER - "Antichrist"
09. MASTODON - "Crystal Skull"
10. MASTODON - "Capillarian Crest"
11. MASTODON - "Blood And Thunder"
12. LAMB OF GOD - "Vigil"
13. CHILDREN OF BODOM - "Angels Don't Kill"
14. CHILDREN OF BODOM - "In Your Face"
15. THINE EYES BLEED - "Dark White"

martedì, settembre 04, 2007

THE ORIGINAL SOUNDTRACK


PER LA RUBRICA DEDICATA ALLE COLONNE SONORE, SOLCHIAMO I MARI DEI CARAIBI, CON LA RECENSIONE DELLA COLONNA SONORA DELL'EPISODIO "Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma". BEL FILM E BELLA SOUNDTRACK PER UNA SERIE CHE HA SPOPOLATO IN TUTTO IL MONDO...

È il capitano Hans Zimmer a prendere in mano il timone musicale del secondo capitolo dei Pirati dei Caraibi dopo aver aiutato l’allievo Klaus Badelt a tessere le trame sonore dell’avventura che seguiva i Nostri sotto la maledizione della prima luna. Il lavoro del maestro è molto più curato e originale e regala nuove nuance alla fantasia visionaria di Gore Verbinski e dei suoi fidi sceneggiatori Ted Elliott e Terry Rossio. L’impatto è meno violento, e sembra ritrarre con più minuziosità i caratteri dei protagonisti e le loro storie. Il tema di Jack Sparrow, che apre l’album, lascia intravedere un personaggio inizialmente guardingo, ma anche folle, pieno di vitalità, fiero e decisamente imprevedibile; il mostro marino fa ancora più paura con l’apporto della musica di The Kraken e con la forza di un coro spettrale; il ritratto del cattivo, Davy Jones, è un incubo per bambini che inizia con il suono di un carillon e si fa gravoso con l’entrata di un’orchestra solenne, filo-cerimoniale, in odore di sacralità. Dinner is Served sembra accompagnare un vascello fantasma in una corsa lungo il mare per poi acquietarsi con uno straordinario valzer che fa pensare a immense ed eleganti sale illuminate da enormi lampadari di cristallo. Tia Dalma è quanto di più vicino alla descrizione delle stregonerie del personaggio e del suo aspetto fantasmatico. L’atmosfera cupa si spezza con la ridente Tortuga (Two Hornpipes) che regala a chi ascolta scene di balli folcloristici, ma la tristezza è in agguato e si realizza nella traccia che segue, mentre con Wheel of Fortune si riparte verso l’avventura fantastica e piena di suggestioni del capitano Sparrow e dei suoi compagni che termina in maniera del tutto inaspettata con i ritmi techno-trance di He’s a Pirate - Tiësto Remix. Buon viaggio!

lunedì, settembre 03, 2007

LIVE REPORT : THE BLUEBEATERS - Milano (Palasharp, 1/9/2007)

SABATO SERA ALLA FESTA DELL'UNITA' SUONAVANO GIULIANO PALMA AND THE BLUEBEATERS. NOI ERAVAMO LA E VI RACCONTIAMO COM'E' ANDATA...


Sono uno di quei gruppi che avevo già visto più volte i Bluebeaters e non ne sentivo troppo la mancanza, ma ho deciso di andare lo stesso al Palavobis. La festa dell'unità propone quasi sempre un tabellone interessante e così, intorno alle 22, sono in coda al botteghino per acquistare il biglietto, al prezzo da loro (e solo da loro) considerato popolare di 12 €.
Con me c'è lino, ma dentro e fuori dal palazzetto incontrerò uhn bel po' di facce note dello stadio e della scena, come Simo, gli Strafatt, Jack e altri della Fossa o Guido PHP e Giulian dei Creams.
Il concerto al nostro arrivo è appena iniziato. I ragazzi sono vestiti in modo impeccabile, suonano benissimo e coinvolgono parecchio il numeroso pubblico presente, che li segue ballando e cantando ogni singolo pezzo. La scaletta però è piuttosto monotona e identica a tutti concerti passati. I brani eseguiti sono gli stessi, l'ordine anche e la cosa è senza dubbio un po' fastidiosa.

L'esecuzione è sempre sbaloriditiva, ma non bastano alcuni pezzi inediti farmi cambiare idea: i concerti dei bluebeaters sono tutti uguali! Non me ne vogliano loro (che rispetto di brutto) nè i loro fans, ma, come si dice, visti uno visti tutti. Il primo storico album viene ormai praticamente ignorato, se non fosse per quei due pezzi (cosa c'è, wonderful life) perennementi proposti nello stesso punto dello show. Alcuni brani vengono tirati troppo in lungo e altri hanno letteralmente stufato.
Nonostante ciò comunque, il concerto è bello e la gente è tirata in mezzo. I pezzi in italiano sono particolarmente apprezzati (come le viole è davvero fatta bene!) da tutti e non sarebbe male se, prima o poi, i ragazzi si lanciassero in un disco totalmente cantato nella nostra lingua.

Una nota di merito va cmque a Giuliano, fiero della sua milanesità, sottolineata a più riprese e sempre portata in alto con orgoglio; "suonare a casa è sempre un'emozione" dice e la cosa dovrebbe essere una lezione a tutti quei gruppi tipo Lacuna Coil che sonano "a casa" più distaccati che in germania o in america.
Ultima nota positiva, il bassista nero che da qualche tempo ha sostituito bunna, super stiloso, bravissimo a totalmente impeccabile...

SEE YOU SOON!

ALE

domenica, settembre 02, 2007

RECENSIONE DELLA SETTIMANA


PER LO SPAZIO RECENSIONI, IL RESOCONTO DI ONDAROCK SULL'ULTIMO LAVORO DEGLI ARCTIC MONKEYS

TITOLO : Favourite worst nightmare
ARTISTA : Arctic Monkeys
GENERE : Indie Rock
ANNO : 2007
PROVENIENZA : Sheffield (GB)

"Whatever People Say I Am, That’s What I Am Not" è uscito poco più di un anno fa e il suo ricordo, in negativo come in positivo, è ancora vivido nella memoria di numerosi estimatori e detrattori, così come tutti i record di vendita che ha saputo sbriciolare in Inghilterra nel giro di una settimana scarsa. Ancora oggi risulta difficile comprendere appieno come una cosa del genere possa essere capitata proprio agli Arctic Monkeys e non a uno degli altri diecimila gruppi che nel Regno Unito (ma non solo) da anni producono la stessa identica musica. Ma, in fondo, la soluzione andava cercata esattamente in questo: gli Arctic Monkeys erano e sono una band come tante altre, né migliore né peggiore, e questa è stata , in modo del tutto paradossale ma non infrequente nella storia del rock, probabilmente la loro maggiore spinta propulsiva verso il successo e la rapida affermazione commerciale. La band di Sheffield non ha mai cercato di essere nient’altro che un modesto e del tutto ordinario gruppo capace di offrire soltanto una mezz’ora di onesto e godibile rock’n’roll.

Ma qualcosa è cambiato ora. Gli Arctic Monkeys sono nel frattempo diventati un fenomeno, mediatico ancor prima che musicale forse, e anche una rodata e roboante macchina di intrattenimento discretamente redditizia, coccolata e vezzeggiata, forse suo malgrado, da un’industria discografica a corto di intuizioni. Insomma, non stiamo parlando più del gruppo che era giunto al successo grazie al libero passaparola di blog e fanzine virtuali, ma di uno piccolo spettacolo itinerante che gira il mondo e fa tappa in tutte le città per mostrare le sue meraviglie. Ma non basta: anche la grafica del logo del gruppo è cambiata, così come il suo bassista. Ad allargare lo sguardo, pure l’aria che tira a Sheffield non è più la stessa: sulla scia del successo degli Arctic Monkeys, è germogliata e fiorita infatti una sorta di "scena" cittadina, capace di assestare persino qualche colpo interessante (i più famosi sono forse in questo momento i Long Blondes e i Little Man Tate, ma andrebbero citati anche Milburn, Bromheads Jacket, Harrisons…).

Non è un caso, allora, che il pezzo d’apertura del nuovo album e, significativamente, primo singolo, si intitoli "Brianstorm", come a voler rimarcare la volontà di ricominciare tutto da capo, partendo da un nuovo inizio. Il brano si riveste di una carrozzeria rutilante di chitarre angolose e sbatacchianti, e rimane intrappolato nelle spire di un unico riff ripetuto senza requie fino alla completa saturazione. Ma sembra quasi il lamento di un motore che fatica ad accendersi, mentre la chiave gira ossessiva e la macchina non parte, forse perché ha tutte e quattro le ruote bucate. Più interessante la successiva "Teddy Pickers", con i suoi colori acidi e pungenti, e una progressione ritmica geometrica e regolare che segue il movimento ipnotico di sagome astratte e multicolori: è come se gli Arctic Monkeys apparecchiassero una sorta di party estemporaneo senza inizio né fine, un flusso di corpi e movimenti sconnessi ed elettricità, uno sregolato deragliamento di tutti i sensi o un viaggio al termine della notte, che forse si riallaccia involontariamente alla grande utopia baggy degli Stone Roses di "Fools Gold" o dei Primal Scream di "Loaded". Peccato che il tutto tenda a risolversi negli innocui giochi di luce di una festicciola glamour e sbriluccicante che non ha poi molto da offrire in termini strettamente musicali, come ben dimostrato dalla successiva "D Is For Dangerous"o da "This House Is A Circus".

La percezione è quella di una netta volontà da parte della band di arricchire gli elementi e lo spettro stilistico del proprio suono, attraverso un impiego più o meno massiccio di effetti speciali e astuti trucchi di computer grafica. Ma a questo colorito e vivace armamentario di soluzioni (peraltro in alcuni casi piacevoli) non fa da contraltare un reale progresso in termini di scrittura e complessità compositiva. Tolte tutte le componenti e le protesi artificiali, rimane infatti uno sfondo forse non completamente vuoto, ma comunque pesantemente monotono. "Only Ones Who Know" è in fondo una poco convinta riproposizione di "Riot Van" del primo album, con la sua lanugine di accordi pensierosi di chitarra e la voce come al solito distaccata e volutamente monocorde, e anche "Balaclava" o "Old Yellow Bricks"(la chitarra è asportata ancora sanguinante direttamente da "When The Sun Goes Down") sembrano refoli d’aria tepida fuggiti, grazie anche alla loro esile dimensione artistica, da qualche piccolo spiraglio o porta rimasta inavvertitamente aperta nel disco precedente.

Ma sarebbe ingiusto ignorare che questo album vive anche di episodi in cui affiora, o per lo meno si intravede, qualche timido accenno di una maturità, comunque ancora piuttosto lontana da un concreto e compiuto manifestarsi (bisognerebbe poi riflettere su quale senso possa avere una parola come "maturità" per una band che ha fatto dell’immaturità e di una irriducibile "giovinezza" il nucleo centrale della propria poetica).
In "Fluorescent Adolescent" il gruppo si avventura comunque nelle strade che conosce meglio e confeziona un bel esempio di sobrio e cadenzato brit-rock, in sospensione tra Blur e Supergrass. In "Do Me A Favour" si palesa invece un vena a suo modo più sofferta e maggiori originalità e fantasia nell’organizzare la struttura delle melodie, attraverso un disegno fitto di dettagli e un suono più malleabile e polidirezionale che il gruppo riesce a padroneggiare bene. Nello stesso solco anche "If You Were There, Beware" e "505", composizioni che dispiegano e strutturano un concetto di canzone più complesso e articolato, accarezzato ora da geometrie tenui e ordinate e subito dopo sporcato da contrasti furibondi e violente scorticature.

Insomma, il grosso della storia non è ancora stato raccontato ed è ancora tutto da scrivere e decidere.