giovedì, aprile 27, 2006

JIMI MOVIE


Si inizia a definire il cast che darà vita a uno dei film più attesi degli ultimi anni.

Secondo una notizia pubblicata da Starpulse.com, la vita di Jimi Hendrix è affidata alle mani e alla cinepresa di Quentin Tarantino, scelto dal produttore Elle Von Lear tra Clint Eastwood e il regista di Se7en David Fincher; le riprese inizieranno a fine anno Seattle, ma successivamente il set si sposterà a Washington, Toronto, New York e Londra.

Il regista di “Le Iene” e “Pulp Fiction” ha dichiarato di aver divorato il copione del quale si è subito innamorato, in più Quentin avrà a disposizione i ‘ricordi' di Leon, fratello di Jimi, dell'intero catalogo musicale, delle interviste e materiale visivo raccolto negli anni.

Non è stato ufficialmente annunciato l'attore che interpreterà il chitarrista, ma sembra che la parte possa essere già in mano a Lenny Kravitz.

“Io so esattamente cosa è successo a Hendrix” dichiarò qualche tempo fa il produttore Elle Von Lear “Sono in possesso dei documenti dell'autopsia e ho rimosso i sigilli delle deposizioni che riguardavano l'eredità di Hendrix.
Ci sono voluti molti anni per affrontare tutte le cause, infiniti viaggi tra Stati Uniti e Inghilterra.
Adesso posso realizzare quello che voleva lui e inizierò subito a organizzare un film sullo stile di ‘The Doors' (di Oliver Stone, ndr).
Sarà decisamente incentrato sulla musica, grazie soprattutto alle registrazioni originali in nostro possesso”.

lunedì, aprile 24, 2006

Ramones Museum

Apre a Berlino il primo e unico RAMONES-MUSEUM del mondo Dedicato alla mitica band dei RAMONES. Foto, poster, t-shirt originali di tutti i tour (i ragazzi hanno dato ben 2000 concerti!) e oltre 300 “reliquie” che vanno dal 1975 al 1996, esposte cronologicamente nelle due stanze del piccolo museo.

Il fondatore di quest’iniziativa è Florian Hayler, fedele fan dei Ramones che ha seguito con instancabile entusiasmo le avventure dei quattro fantastici punkrocker. Tra i memorabilia si trovano anche dei jeans indossati da Johnny Ramone e delle sneaker di Marky Ramone (un estratto della lista oggetti è elencata online).

Un pezzo di storia musicale, un must per tutti gli amanti del punk. HEY, HO, LETS’S GO!!! Solmsstr. 30. Aperto il sabato e la domenica dalle 12 alle 18.

domenica, aprile 23, 2006

RECENSIONE DELLA SETTIMANA


Per la recensione di questa settimana, ci occupiamo di hip hop. A farlo è Luca "mod", dj selecter dei Quattroassi...

TITOLO : Penna Capitale
AUTORE : Club Dogo
GENERE : Hip Hop
PROVENIENZA : Milano (ITA)
ANNO : 2006

Quando nel 2003 uscì "Mi Fist", primo LP dei Club Dogo dopo l'esperienza di Sacre Scuole con "3 mc's al cubo", da più parti si è urlato al miracolo. Spesso mi è capitato di sentire commenti del genere, tante volte a torto, su numerosi dischi di rap italico, ma in questo caso nulla da ridire. Il disco, totalmente autoprodotto, segna un nuovo standard nel modo di fare rap in italia e riscuote un successo tale da essere, nel 2004, ristampato da Vibrarecords (etichetta indipendente specializzata) con alcuni remix.

Tre anni dopo, esattamente l' 8 marzo 2006, esce Penna Capitale, il secondo lavoro del trio milanese, tre anni durante i quali, comunque, non si è sentita la loro mancanza grazie alle numerose collaborazioni intrattenute con vari artisti della scena italiana e internazionale, e a lavori solisti o quasi dei componenti del gruppo e della Dogo Gang (Hashishinz Sound vol.1, Roccia Music, Regular col rapper americano Grand Agent....) che non hanno fatto altro che far aumentare l'attesa per il nuovo lavoro.

Ma torniamo a noi. Le aspettative erano altissime, soprattutto dopo una pietra miliare come l'album d'esordio. Chi si aspettava un LP in linea col precedente resta deluso, sia dal punto di vista musicale, sia da quello del flow e delle tematiche. Questo risulta più maturo, più ricercato e più "impegnato", anche se la dose di zarragine a cui ci avevano abituati non manca di certo.

Penna capitale viene anticipato dallo street single "Butta via tutto" che ci dà in anteprima un assaggio di quello che sarà l'orientamento musicale del disco: un suono molto europeo e che conferma le qualità del produttore Don Joe come uno dei migliori beatmaker italiani. Sul tappeto musicale steso da Don Joe, i due mc's, La Furia e Guè Pequeno, riprendono nel ritornello una delle più celebri canzoni della mala milanesi, Porta Romana, e tirano fuori tre strofe in cui parlano di strada, polizia, annessi e connessi, tematiche che i due hanno pù volte affrontato senza mai essere ripetitivi e mostrando un elevato livello tecnico.
Ed è proprio dal punto di vista tecnico, delle immagini e dei contenuti che i tre hanno fatto il salto di qualità maggiore, andando oltre "Mi Fist" e innalzando di nuovo lo standard del rappare.

Il disco si apre con "Niente per niente", sorta di intro, 1'53" per una dichiarazione d'intenti del gruppo per poi passare alla seconda traccia, "D.O.G.O." in cui compare il primo ospite del album, Marracash. Don Joe stende un beat a 78 bpm perfetto per la violenza verbale degli mc's ("non faccio rap per papaboys ma a tinta forte"). Da citare assolutamente la prova di Marracash che si conferma uno dei migliori mc italiani. In macchina coi vetri giù e i bassi al massimo si toccano picchi di zarragine inauditi!
La terza traccia "La notte che rovesciammo l'ordine" è un'invettiva contro i "potenti" e i "vips", in cui si delinea quasi una di resa dei conti, che apre la strada alla già citata "Butta via tutto".
Col quinto pezzo l'atmsfera cambia, i toni si smorzano un po', si parla di riscatto personale partendo dal basso, il beat ha un campione che nel ritornello ripete la parola "breathe". Ottimo rap che, tra l'altro, gira in radio e del quale è in preparazione un videoclip, il titolo è "Una volta sola".
La traccia sei ci riporta in dietro di dodici d'anni. Tenendo lo stesso ritornello e campionandone la melodia, i dogo rifanno "Cani sciolti" dei Sangue Misto dandogli un impronta moderna ma mantenendo inalterato lo spirito originale del pezzo. "Cani sciolti 2206" è presente anche in coda all'album nella versione remix ad opera di un certo Deda, ovvero un terzo dei Sangue Misto.
Con "Falsi leader" si tocca uno degli episodi meglio riusciti di tutto il lavoro. Il beat è prodotto da un altra punta di diamante del beatmaking italiano, Dj Shocca, col quale i tre avevano già collaborato per "Rendez vous col delirio", uno dei pezzi più potenti degli ultimi anni. E' una dichiarazione di sfiducia, odio e chi più ne ha più ne metta, nei confronti di tutti i falsi leader, uno in particolare, indovinate chi...
Il livello tecnico dei due è altissimo e viaggiano a meraviglia sull'ottimo beat di Shocca.
Si arriva così a "La testa gira", il cui beat è opera di Don Joe ed è un'altra cartella. Si parla di droga e in generale di sostanze "alteranti" ma in modo non scontato, senza prenderne le difese e senza condannare cosa e chi ne fa uso.
In "Briatori", che vede di nuovo la presenza di Marracash su un altro gran beat di Don Joe, il livello di ignoranza si alza ("del resto a scuola da briatore su in villa, il libro di testo è il calendario di ludmilla", "distretto di polizia non mi ha mai preso bene, a letto antonella elia non l'ha mai preso bene", "non ho speranze di uscire con giorgia surina, la guardo su max e me la immagino...sai già la rima").
Con "Don't test" si continua con l'ignoranza. Ospiti in questa traccia Vincenzo da Via Anfossi aka Pappa Vinz aka Enz benz aka Spazzaneve ("la mia strada frà è una via crucis ma là il crimine non paga, entra gratis") e, sul ritornello, Mc Mars dal guadalupe che canta in "patois".
Ospite internazionale anche su "Non sto in cerca di una sposa": sul beat di Deleterio arricchito da chitarre e synth di Don Joe, i due mc's sfornano due strofe intervallate dal ritornello di Liv L' Raynge, female mc direttamente da Brooklyn. Anche qui a ignoranza siamo messi bene.
Le tre strofe di "Tutto quello" sono una sorta di elenco in cui i due ci raccontano cosa vogliono, mentre "Cattivi e buoni" è un pezzo un po' più intimo, che apre la strada ad un finale più "tranquillo" dell'album. Si passa infatti a "Due modi" con un altro featuring internazionale nel ritornello, cantato dal caraibico Ricardo che per l'occasione si esibisce in italiano su un pezzo che potremmo definire d'amore, e che è contrapposto per tematiche e attitudine a "Non sto in cerca di una sposa". I beat sono tutti e tre di Don Joe.
Prima della già citata "Cani sciolti 2006 rmx" che chiude l'album, abbiamo l'ottima "No more sorrow" su un beat di Dj Shablo (che con i già citati Don Joe e Dj Shocca compongono la crew di produttori Italian Job) il cui ritornello, in inglese è cantato dalla female singer Poopatch, già presente nel mixtape "Pmc vs Club Dogo".

In conclusione un ottimo album che, come detto, ha ambizioni europee e può benissimo competere con le scena francese e tedesca sicuramente le più mature del nuovo continente.
Il suo maggiore pregio è quello di aver superato "Mi Fist" di non essere un lavoro simile al precedente (sarebbe stato facile e comodo ripetere la stessa formula, dato il successo riscosso) ma di essersi innovati e, come detto, di avere settato un nuovo standard nel rap italiano, almeno in quello di un certo tipo.

Infine una menzione per la grafica e il packaging ad opera di Reiser e Boghe.

Luca "mod"

venerdì, aprile 21, 2006

RODIGAN : give up in Milano


Stasera all' Acqua potabile in piazza carbonari a Milano, I-Tal Sound presenta: David Rodigan.

David Rodigan è uno dei deejay reggae più affermati al mondo, un vero mago del sound, un grande trascinatore di folle.
Non è un semplice selector, ma un artista vero e proprio che garantisce una girandola di emozioni e un grande coinvolgimento della folla, che si scatena durante le sue serate infuocate. David possiede una grande tecnica unita al grande amore che nutre per la musica reggae. Dietro si porta la sua enorme esperienza come conduttore radiofonico: i pezzi li annuncia, presenta gli artisti e segue percorsi musicali che abbracciano l'intera storia della musica jamaicana, tutto sempre con grande energia e carica comunicativa. Anche se viene dalla fredda Inghilterra, porta con se il calore delle vibes che si sprigionano dai suoi innumerevoli dubplates.

David Rodigan non ha steccati musicali; per lui tutto ciò che viene dalla Jamaica va passato, dal bushment al roots reggae dei primi anni '70, dal ragga al rocksteady, Con lui al timone, si intraprendono viaggi sonori da mozzare il fiato e le gambe per il tanto ballare. Con il suo sound ha attraversato il mondo, facendo impazzire anche l'esigente pubblico jamaicano, ha combattuto in innumerevoli sondclash, dimostrando sempre tanta classe e spirito di unity, sia che perdesse sia che si affermasse.

Apre la serata Vito War.

mercoledì, aprile 19, 2006

ENRICO BRIZZI è entrato nel gruppo...

Alla fine, la passione per il rock e quella per la scrittura hanno trovato in Enrico Brizzi un punto d’incontro, grazie alla collaborazione dei Frida X (eredi di quei Frida Frenner che parteciparono alla colonna sonora di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo") e della Black Candy Records. "Nessuno Lo Saprà" è, prima che un " reading per voce e rock’n’roll band" (come recita il sottotitolo del disco), l’ultima fatica letteraria dello scrittore bolognese, cronistoria di un viaggio a piedi, "coast to coast", dall'Argentario al Conero. Un’esperienza di vita "altra", dove comprendere il valore delle cose apparentemente più inutili, scontrandosi con un mondo così vicino eppure così lontano dal quotidiano e farraginoso meccanismo della società.

In fondo, come dice lo stesso Brizzi rivolgendosi a se stesso: "Non sei partito per conoscerti meglio, o conoscere meglio i tuoi amici. Volevi disconoscerti, se mai. Dimenticare il tuo nome e restare nudo con la fatica e la gioia, vicino a qualcuno di cui potevi fidarti e alle cose essenziali che conoscevi da sempre".

Gli undici episodi qui raccolti incorniciano alcuni dei momenti chiave del romanzo, ben tratteggiati a livello musicale dal sapiente lavoro dei Frida X, grazie a una comunione d’intenti che scaturisce soprattutto dall’aver già sperimentato la formula in contesti live sui palchi di mezza Italia nell’estate del 2005. Un modo di lavorare sui suoni e sulle parole che richiama alla mente (pur con le dovute differenze) la splendida sinergia tra post-rock e letteratura dei Massimo Volume, come è evidente, ad esempio, nel gusto per il dettaglio e in quel modo distaccato di raccontare storie e delineare personaggi.

Un disco da ascoltare e da leggere, verrebbe da dire. Un disco in cui la musica funziona come una vera e propria colonna sonora, muovendosi tra momenti di spigolosa elettricità - "Intro (Da Un Mare All’Altro)" -, toni crepuscolari, inquieti, misteriosi ("Tuo Fratello") e improvvise sbruffonate punk ("Il Lamento Del Viet").
Naturalmente, dovendo reggere tutto il peso dinamico dei "racconti", la band si muove nelle più diverse direzioni, andando a coprire uno spettro di possibilità sonore molto ampio. Si ha a che fare, dunque, con strutture mutanti, mediamente complesse, infarcite di ironia e sarcasmo ("I Motociclisti Americani), appese a un filo sottile di popedelia Stereolab ("Andare D’Accordo"), singoli "calcolati" ("Dimentica Il Tuo Nome"), trepidanti rock miscelati col funk ("Dove Sono Le Nostre Amiche?") e improbabili amplessi tra sacro e profano ("Il Silenzio E Le Sue Qualità"). E, quando all’arrivo, viene tirata in ballo la cover di "Road To Nowhere", il messaggio è definitivamente chiaro: ciò che conta non è la meta, ma il viaggio stesso.

martedì, aprile 18, 2006

MINCHIA ! SE LA SONO ARRUBBATA!

Rubata "Sofia", la storica tromba di Roy Paci

Doveva essere una festa per l’Italia delle elezioni. Una bella giornata di sole primaverile e tanta voglia di cambiare univa la gente in Piazza del Popolo già dalle prime ore del pomeriggio per assistere agli ultimi discorsi della campagna elettorale dell’Unione.

Roy Paci e il suo gruppo Aretuska, invitati a celebrare la conclusione della campagna con un concerto, accolgono con entusiasmo l’esperienza che li aveva già visti coinvolti a Milano, sempre a sostegno dell’Unione. Ma per il trombettista Roy Paci la giornata si è trasformata in vero e proprio incubo senza risveglio.

Appena arrivati nella capitale il gruppo si è diretto all’hotel Sisters, al fondo della via Salaria. Tempo mezz’ora per una rinfrescata e poi la triste sorpresa: il furgone era stato aperto e la tromba di Roy rubata, insieme ai vestiti di scena degli altri musicisti, al navigatore satellitare e ad un’altra valigia di vestiti.

Questo comunicato vuole essere un appello per cercare di recuperare il tanto amato strumento musicale che accompagnava il trombettista da ben 25 anni e che ha un forte valore affettivo, in quanto regalo del padre, anche lui musicista.

Chiunque avesse notizie della tromba, una Bach Stradivarius modello 37 è pregato di rivolgersi ai seguenti numeri:

054-6682182 oppure 335-6952503, info@etnagigante.com

sabato, aprile 15, 2006

IL RAPPER PROOF UCCISO A DETROIT


Differentmusic da l'ultimo saluto a Proof, rapper americano membro della crew di Eminem, i D12, ucciso a colpi di pistola davanti a un locale di Detroit, il CCC club situato sulla nota Eight Mile Road.
Proof, 30 anni, amico intimo di Eminem, non è riuscito a sopravvivere alle ferite riportate nello scontro a fuoco; secondo le prime indagini gli spari avrebbero colpito Deshaun Holton, il vero nome di Proof, alla testa, una seconda persona è rimasta gravemente ferita nello scontro. Il rapper aveva preso parte alle riprese del film “8Mile” interpretando Lil' Tic e nel 2005 ha pubblicato il suo primo album solista intitolato “Searching for Jerry Garcia”; Holton è stato testimone di nozze di Eminem durante il recente matrimonio con Kim tenuto lo scorso 14 Gennaio.

Stando alle ricostruzioni fatte dagli esperti, pare che Proof avesse iniziato una discussione con un buttafuori all'esterno del locale 3C, subito trasformatasi in lite. Il rapper avrebbe estratto la propria pistola puntandola alla testa di Keith Bender (il buttafuori ndr.) e avrebbe fatto fuoco, ferendo gravemente il rivale, che tuttora si trova in condizioni critiche.
A questo punto è un collega di Bender avrebbe estratto a sua volta un'arma sparando a colpo sicuro, a Proof.

La versione è stata poi confermata il giorno seguente, quando Mario Etheridge (questo il nome del buttafuori cha ha sparato a Proof) si è presentato alla polizia spontaneamente per rispondere alle domande del caso: “Il dipartimento della polizia di Detroit voleva fargli delle domande e lui si è presentato subito. Vi sembra il comportamento di un assassino?” ha spiegato l'avvocato Randall Upshaw.

Il legale non ha voluto commentare il fatto, ma ha spiegato ai giornalisti che Mario Etheridge ha agito per legittima difesa e per questo potrebbe non essere incriminato; Etheridge avrebbe sparato tre colpi alla testa e al petto di Proof.

Secondo tutti i testimoni ascoltati, la furibonda lite tra il rapper e il buttafuori sarebbe avvenuta all'interno del locale, i due sarebbero poi usciti e appena fuori dove Proof avrebbe estratto la pistola e puntata al disarmato buttafuori. Mario Etheridge è intervenuto a sua volta esplodendo i tre colpi che hanno ucciso Proof.

venerdì, aprile 14, 2006

Gli Alice In Chains ospitano Duff

Il prossimo 4 Giugno il Gods Of Metal ospiterà l'unico concerto italiano dei rinati Alice In Chains, capitanati dal chitarrista Jerry Cantrell, contornato da Mike Inez al basso e da Sean Kinney alla batteria.

Al trio si aggiunge William DuVall come cantante fisso e sostituto di Layne Staley, annullata quindi l'ipotesi di Phil Anselmo, e Duff McKagan alla seconda chitarra.

L'ex-bassista dei Guns & Roses, adesso con contratto a tempo indeterminato con i Velvet Revolver, ha suonato con i ChainsCantrell gli abbia immediatamente offerto il posto per il tour americano organizzato in piccoli club. durante un'esibizione per il canale televisivo VH1 e sembra che

Nei locali americani il gruppo avrà modo di invitare molti ospiti che si alterneranno al microfono mentre in Europa non è ben chiaro come gli AIC vorranno ‘comportarsi'.

“Voglio soltanto continuare a vivere la mia vita” ha spiegato Cantrell all'ennesima domanda sulla reunion “Ognuno di noi ha avuto delle delusioni nella vita, sicuramente a noi non sono mancate.
Adesso stiamo passando un ottimo periodo”.

Vi ricordo che i Velvet Revolver sono attualmente in studio per registrare il secondo album con un piccolo aiuto da parte di Pharrell Williams.

mercoledì, aprile 12, 2006

RECENSIONE DELLA SETTIMANA


Sono sempre contento quando uno dei gruppi che prova da MOBSOUND riesce ad avere una bella produzione. E' il caso dei Guignol (che conosco da anni e che da parecchio creano nella mia saletta) che dopo aver sudato a faticato per molto tempo sono approdati all'esordio discografico (prima un ep autoprodotto intitolato Sirene) con una buona casa discografice e un ottimo produttore : La Lilium Records e Giacarlo Onorato.
Di seguito la recensione del loro lavoro, firmata da Tommy...

TITOLO : Guignol
ARTISTA : Guignol
GENERE : Rock/Blues
PROVENIENZA : Milano (ITA)
ANNO : 2006

E’ evidente che i Guignol, al di là di ogni considerazione sulla loro musica, un pregio ce l’hanno; ovvero pubblicare il disco d’esordio solo dopo 6 anni dalla nascita. Una decisione non necessariamente dettata da scelte consapevoli, ma di fatto il quintetto ha preferito aspettare, affinando il proprio stile col tempo, prima di dare alle stampe un album a tutti gli effetti.
Per arrivare a questo risultato si sono avvalsi della produzione artistica di GianCarlo Onorato, cantautore che già da qualche lustro bazzica - seppur in maniera diversa - le atmosfere che caratterizzano gli 11 brani di questo cd. Dove i Nostri perfezionano quanto dimostrato finora e alle rivoluzioni preferiscono il solito canovaccio, che si sviluppa (come sempre) a metà strada tra Nick Cave, Tom Waits e Vinicio Capossela. Rimangono perciò invariati anche i riferimenti (se volete aggiungeteci anche il Cesare Basile solista), quasi che il blues metropolitano sia l’unica ricetta possibile.
Ma tanto basta per essere soddisfatti del lavoro, per apprezzare canzoni ben costruite i cui arrangiamenti non stravolgeranno il corso degli eventi ma appagano ampiamente.
Si prenda ad esempio “Festa di pepe”, un valzer di ottima fattura che nulla ha da invidiare alle penne degli artisti finora nominati. Oppure il noise di “Sulla tua testa”, con il testo quasi recitato (altra caratteristica dei Guignol), o ancora il classico blues della traccia d’apertura (“Il branco”), quasi fosse una dichiarazione di intenti. Bella anche la successiva “Danza dell’orso”, che nella sua progressione a tratti ricorda i Marlene Kuntz de “Il vile”.
Insomma, tutti episodi di ottima fattura, peccato solo che manchi un pizzico di varietà stilistica. Tuttavia saremmo cattivi se sottolineassimo più del dovuto quest’aspetto, perché l’opera presenta una formazione ispirata e in grado di riservarci belle soprese anche in futuro.

MELLOWTOY new metal made in Milan


Ritorna la nostra rubrica dedicata alle band del nostro paese. Oggi Parliamo dei Mellowtoy, usciti di recente con Bagana Records-V2 e saliti ufficialmente alla ribalta grazie alla tourneè di spalla agli Him...

I Mellowtoy nascono nel 2001 , la prima formazione vede titta (ch) lory(bs) e teo (bt) cimentarsi in una miscela di funk e nu-metal.
Successivamente si uniscono alla band ale (voce) e bio (dj) . con questa formazione
iniziano un'intensa attivita' live facendo da supporto a bands gia' affermate. Il genere proposto e' fresco e coinvolgente, contaminato dalle differenti influenze musicali dei musicisti ; spazia dal crossover al rap , dal rock al funk risultando originale e mai noioso. solo nel 2003 entra a far parte della line up emiliano, che con il suo timbro di voce particolare porta il gruppo a spingersi verso soluzioni melodiche mai sperimentate in precedenza. Il tutto si unisce ad una presenza scenica impressionante e ad una
dinamicita'sul palco che rende i loro concerti dei veri e propri assalti sonori e visivi. nel 2004 viene alla luce il "mellowtoy" il primo disco del combo milanese, che vede la partecipazione di olly degli shandon come produttore artistico.

martedì, aprile 11, 2006

1972 : la rivoluzione entra in Hit Parade

Riportiamo qui di seguito un bellissimo articolo di IGOR PRINCIPE, nel quale si racconta come la musica abbia avuto un ruolo importantissimo negli anni piu' duri delle contestazioni nel nostro paese...


Il '69, in Italia, non è l'anno di Woodstock, bensì di Piazza Fontana, nella quale - il 12 dicembre - non risuo
nano le note delle chitarre, ma il fragore di un ordigno che toglierà la vita a dodici persone, esplodendo al centro della Banca Nazionale dell'Agricoltura.

E' l'inizio di quella che viene chiamata "strategia della tensione", consistente nel far accadere qualcosa di grosso ogni qualvolta si avverta nell'aria un tentativo di cambiare. Non é questa la sede per un'analisi politica di quei tempi, che tuttora faticano ad abbandonare le discussioni degli italiani. Quel che conta, ai fini della nostra storia , è di vedere come e quanto quei tempi abbiano influenzato i contenuti della canzone popolare. La risposta - per certi versi ovvia - è: totalmente. In particolare, dal '69 al '76, l'attenzione dei cantautori è catalizzata dallo scenario politico, in particolar modo dall'avanzata della sinistra e in particolare del Pci, che arriva a sfiorare, proprio nel '76, una storica vittoria elettorale.
Lo slogan dei giovani di quegli anni è "uniti contro la Dc", vista come il p
artito di dinosauri, di burocrati e di burattinai. Nonostante l'entusiasmo del Paese nella difesa della libertà contro il terrorismo nero (caratterizzato dall'uso delle bombe) e le minacce di golpe, la vittoria del referendum sul divorzio nel 1974, il Partito Comunista non riuscirà mai a sorpassare la Democrazia Cristiana, sorretta - nel 1976 - da una maggioranza silenziosa analoga a quella che, otto anni prima, permise a Charles De Gaulle di rimanere all'Eliseo contro tutte le previsioni.

La canzone, per tutto questo periodo, respira quest'aria, se ne nutre. I giovani, in quegli anni, abbandonano l'ambito istituzionale della musica leggera e si riversano negli spazi aperti ai giovani dalla Sinistra. In questo ambiente nasce la nuova canzone, definita "impegnata" poiché tratta problemi del quotidiano, di condizione operaia, di libertà dell'individuo. Voci di allora sono GUCCINI, DE GREGORI, VENDITTI, BENNATO, ma anche - su toni più leggeri e meno politici - DALLA, CONTE, DE ANDRÉ.

Nel '72, la Contestazione fa il suo ingresso in Hit Parade, con la canzone "Piazza del popolo" di CLAUDIO BAGLIONI, storia d'amore vissuta in una manifestazione studentesca dispersa dalla polizia. Una delle poche canzoni a sfondo politico di Baglioni, reo di cantare l'amore e quindi di estraniarsi dal contesto di allora, molto più degno d'attenzione, secondo i più. Salvo poi, nell'intimità della propria cameretta, tuffarsi nell'ascolto del Claudio nazionale e di quel LUCIO BATTISTI che davvero può considerarsi l'interprete della colonna sonora degli anni '70.

BATTISTI, AMORE E DISIMPEGNO Affiancato dal paroliere più efficace della storia della canzone italiana - quel GIULIO RAPETTI più conosciuto sotto il nome di MOGOL - Battisti canterà meglio di chiunque altro le emozioni d'amore di quella generazione, che almeno da questo punto di vista non si differenzia dalle precedenti.
Ma il rifiuto di toccare temi politici lo porterà ad essere etichettato a vita come "il cantante della destra". In quest'opera, contributo fondamentale è dato anche da quei ragazzi che, non volendo partecipare all'euforia collettiva del tempo, ascoltano Battisti al posto di Guccini.
Ciò, tuttavia, non costerà in termini economici al nostro, che in quegli anni vende più di tutti, al punto da decidere, nel 1982, un definitivo ritiro dalle scene per dedicarsi alla propria vita privata, sfornando un disco ogni tanto. Amor di precisione obbliga a dire che, terminato burrascosamente - alla fine degli anni '70 - il sodalizio con Mogol, Battisti si produrrà in dischi estremamente impegnati, ai limiti dell'ermetismo, che non gli porteranno quei consensi che si era giustamente guadagnato sul campo in precedenza. Sarà sarà stato l'effetto del mancato sorpasso elettorale, sarà stato l'eccessivo clima di tensione vissuto durante i primi anni del decennio, fatto sta che la Sinistra si sfalda.

La Contestazione, però non accenna a diminuire, anzi, per certi versi si acuisce. Il 1977 vede nascere, infatti, una generazione di contestatori che non digerisce la sconfitta di quelli del sessantotto. Eppure, questi loro predecessori hanno ottenuto notevoli vittorie. Tra le tante, segnaliamo quella che più riguarda il campo musicale: la nascita delle radio libere. La radiofonia, e quindi la trasmissione musicale, fino al '76 sta nelle mani della Rai. Ma il 10 marzo del 1975, nell'etere accade qualcosa di nuovo: cominciano le trasmissioni di Radio Milano Internazionale, fondata da tre ventenni.

LA RABBIA DEL 1977 - E' un vero segnale di libertà: da quelle frequenze, infatti, sgorga tutta quella musica che non riusciva a trovare spazio sulle frequenze Rai. In particolare, Radio Milano e le altre che, a ruota libera, seguiranno la sua strada, rappresenteranno il vero megafono di quella musica che si svilupperà intorno alla protesta del '77.
Una protesta violenta, estrema. I giovani sfilano in corteo con le tre dita alzate a mimare il simbolo della P38, inseparabile compagna di quegli anni: chiedono "tutto e subito", come faceva CIM. Morirono alla fine degli anni Sessanta. Ma se Jim, poi, vi rinunciò per una vita da artista dannato, i nostri non hanno alcuna intenzione di mollare.
Il 17 febbraio arrivano a contestare anche un capo storico della sinistra proletaria di quegli anni: Luciano Lama, segretario della Cgil. Questi, durante un comizio a Roma, viene bombardato da bulloni e altri oggetti, lanciati da esponenti delle frange estreme del movimento di allora.

Lo sbandamento, tra i giovani, è forte. FRANCESCO GUCCINI, che pochi anni prima cantava del trionfo della giustizia proletaria ("La locomotiva"), sembra lontano anni luce. Si diffonde un sentimento di delusione mista a rabbia. I cantautori rifiutano la violenza espressa dai giovani di allora: CLAUDIO LOLLI, forse il miglior interprete del 1977, canta "disoccupate le strade dai sogni", svergognando chi sognava "l'immaginazione al potere" (slogan tra i più in voga durante il '68).

La musica cerca altre vie: c'è la sperimentazione degli Area e della PFM, la provocazione gay di IVAN CATTANEO e RENATO ZERO, la voglia di fare solo musica con Ivan Graziani. L'impegno che caratterizzava, nei primi anni '70, DE GREGORI, VENDITTI, BENNATO, sembra scomparso. Se prima era un must, per il cantautore, essere considerato colto - tanto che fioccavano tra di loro gli iscritti all'università e i laureati (Guccini in Magistero, Bennato in Architettura, Roberto Vecchioni in Lettere) - adesso si ritorna al cantautore come semplice poeta, o al massimo come sperimentatore. Il tempo dei sogni, insomma, sembra davvero finito.

L'ORA DELL'ULTIMO VALZER - La deflagrazione finale si ebbe nel 1978, con il sequestro Moro. I cinquantacinque giorni di prigionia dell'allora Presidente del Consiglio segnarono il periodo più difficile, per l'Italia, di tutto il dopoguerra. Le Brigate Rosse, con il loro "attacco al cuore dello Stato", cercavano di impedire la normalizzazione del Pci, che doveva avvenire con l'ingresso del partito al governo. Il Paese, dinanzi al più grande pericolo di sovversione mai corso prima, si compatta , politicamente e socialmente.
La protesta, insomma, è andata oltre ogni limite, e coloro che negli anni precedenti l'hanno incarnata al meglio - i cantautori - non possono ora condividere la follia di chi ha compiuto quel gesto. La musica, quindi, ritorna lentamente nel suo alveo, faticando però a riconquistare quella qualità che l'aveva contraddistinta durante la prima Contestazione.

I primi anni Ottanta saranno caratterizzati da un vuoto musicale italiano che spianerà la strada all'invasione del pop inglese e americano. Forse l'unico che partorì in quegli anni un capolavoro assoluto è De Gregori, con la bellissima "Donna cannone". Ma le note inglesi e a stelle e strisce ci invaderanno. E a proposito di America, là, nel '78, c'è ancora qualcosa per cui vale la pena di combattere: quell'anno, infatti, si verifica l'incidente nucleare di Three Miles Island, che porta alla ribalta il problema legato a quella nuova forma di energia. In segno di protesta, un gruppo di cantanti americani organizza un concerto a New York, conosciuto con il nome di "No Nukes". Vero mattatore della serata è BRUCE SPRINGSTEEN, nuovo idolo rock americano, considerato - non a torto - l'erede dello scettro di Elvis e di Dylan. Springsteen canta la vita di provincia già nel '75, quando da noi imperversa la protesta studentesca e operaia. Egli sa che in America, invece, l'unica voglia è di raggiungere quel sogno americano che coincide con la realizzazione di una vita migliore sul piano personale. E il pubblico lo incensa, catturato anche dalle sue performance live di quattro ore. La protesta per il nucleare, però, è l'ultimo focolaio di vita della generazione dei "capelloni" americani. E quando alla fine del '78 Martin Scorsese gira il film "The Last Waltz", cronaca dell'ultimo concerto di The Band, il gruppo di Dylan, si capisce che quel tempo è definitivamente tramontato. Sul palco, in quella occasione, sfilano Neil Diamond, Eric Clapton, un Ringo Starr brizzolato che suscita una valanga di ricordi legati a quei favolosi quattro i quali, a colpi di chitarra, cominciarono a cambiare il mondo. E legati a tutti coloro che -nel bene e nel male - li seguirono.

lunedì, aprile 10, 2006

DISCHI CHE HANNO FATTO LA STORIA

Rieccoci a lezione di storia... tornano i dischi ha hanno lasciato il segno in un secolo di musica e questa volta a raccontarci un capolavoro dei Pearl Jam, ci pensa Carlo...

Finalmente al di fuori del preconcetto grunge che li aveva accompagnati all'inizio della carriera - "Ten" e "Vs." - i Pearl Jam offrono quella che, a tutt'oggi, è una delle loro prove migliori. 14 canzoni che alternano momenti di durezza e di velocità a dolci e malinconiche ballate.

Lo stile Pearl Jam è ormai consolidato e lo dimostra già "Last Exit", ultima uscita verso qualcosa di nuovo? No, ultima uscita verso la memoria. Si, perché in fin dei conti "Vitalogy" è l'album delle dediche e dei ricordi, della memoria e dell'immortalità. "Spin the Black Circle" è un trascinante ed estenuante omaggio al vinile (il cerchio nero), la seguente "Not For You" è una splendida ballata dedicata allo scomparso Kurt Cobain ("Restless Soul, Enjoy your Youth"), lui sìi incapace - per svariati motivi - di uscire dalla trappola dell'identificazione grunge. L'attacco di "Tremor Christ" con quelle chitarre pestate e distorte, è inconfondibile, così come lo svolgersi di tutta la canzone, avvolgente e ipnotico. Poi ecco arrivare "Nothingman", con la sua calma, la sua dolce malinconia, la voce di Eddie Vedder che raggiunge corde nascoste e, subito dopo, la disturbata "Whipping", seguita dall'ironica "Pry, to" dove privacy è la parola d'ordine. Splendidamente, quasi sottotono, ecco infiltrarsi "Corduroy", e a seguire uno dei divertimenti dell'album, la strana "Bugs", quasi un blues-folk parlato. "Satan's bed" inizia con lo schioccare di una frusta e continua con una chitarra molto anni '70, a dimostrare la variegata capacità di interpretare i generi dei Pearl Jam. E' poi la volta della seconda ballata malinconica dell'album, la splendida "Better Man", cui segue "Aye davanita", altro divertissement del gruppo, che decide poi di terminare la sua cavalcata musicale con "Immortality", altra stridente ballata, e con "Hey foxymophandlemama, that's me".

Oltre che nella musica la genialità dei Pearl Jam è riscontrabile nel libretto, sorta di dizionario medico, con annesse richieste assurde contro l'aborto da presentare a Clinton, foto di mura romane con la scritta "Bush Boia", disegni di uomini e donne legati indissolubilmente da piercing. Insomma, un corollario del Pearl Jam pensiero, sorprendente, intrigante e seducente come la loro musica.


venerdì, aprile 07, 2006

IRON MAIDEN : aggiunta una data a Milano


La Live ha annunciato l'aggiunta di una nuova data per il concerto che gli IRON MAIDEN terranno a Milano il prossimo dicembre:
"L'Italia non sarà la Scandinavia, ma gli IRON MAIDEN stracciano ogni record di vendita ovunque. Infatti, ad otto mesi dalla data di Milano del 2 Dicembre, i biglietti sono in rapido esaurimento e ne rimangono disponibili ancora poche centinaia disponibili presso i punti vendita abituali e Ticketone. Per chi vuole andare a gustarsi lo show sabato 2 Dicembre è giunto il momento di correre al più vicino punto di prevendita o di collegarsi al sito Ticketone

Per tutti gli altri, a grande richiesta IRON MAIDEN hanno deciso di raddoppiare e si esibiranno al DatchForum di Milano anche Domenica 3 Dicembre.

I biglietti per questa nuova data saranno in vendita su www.ticketone.it e punti collegati su tutto il territorio nazionale a partire dalle ore 10.00 di Martedi 4 Aprile e nelle abituali rivendite dalla settimana successiva.

Visto il successo della prima data, è facile prevedere che anche per la data del 3 dicembre ci sarà l'assalto alle prevendite, quindi, per tutti gli indecisi, che dire, affrettatevi! :)

Il prezzo del biglietto sarà lo stesso, 32 euro + diritti di prevendita, così come il gruppo di supporto, gli americani TRIVIUM

IRON MAIDEN
+ special guets Trivium

02-03/12 Milano, Forum"

giovedì, aprile 06, 2006

QUATTROASSI double appointment


Doppio appuntamento ad Aprile con il sound dei QUATTROASSI.
Sabato 8 suoneranno alla Stecca degli Artisti in via Confalonieri, in una session di vari sound system reggae, ska, rocksteady e 2-tone. La serata inizierà alle 21 e si portrarrà fino a notte fonda con birra a prezzo popolare, musica e grande festa.

Sabato 15 invece, il quartetto di dj milanesi si esibirà al Barrios di via Boffalora, nel quartiere Barona. Memori dell'ottima riuscita delle loro passate esibizioni in questo locale, inizieranno a "far muovere la gente" intorno alle 21, proseguendo fino all'ora di chiusura.

Doppio appuntamento quindi per ballare e fare festa con lo stile e la musica inconfondibile dei QUATTROASSI...

...STAY REBEL!

mercoledì, aprile 05, 2006

12° ANNIVERSARIO (05 Apr. 1994 / 05 Apr. 2006)


Il 5 aprile 1994 Kurt Cobain dei Nirvana decise di farla finita nella sua villetta di Seattle. Il mondo lo avrebbe saputo solo due giorni dopo ma, a quel punto, aveva poco importanza. Nevermind.

Il gruppo dello stesso Cobain fu una delle ultime rock-band statunitensi, involontaria icona giovanile del grunge all'inizio degli anni Novanta. E alla perfezione i Nirvana ne incarnarono lo spirito, intriso di inquietudine esistenziale, ansia, anticonsumismo e disprezzo per quell'America edonistica e "reaganiana" che si lasciavano alle spalle.

Kurt Cobain e soci, tre ragazzi qualsiasi della provincia americana che si elevarono da un anonimato senza futuro all'Olimpo del rock, diventando la più importante espressione musicale del decennio appena trascorso.

Un Olimpo che il 5 aprile 1994 ha perso il più tormentato dei suoi dei...

RECENSIONE DELLA SETTIMANA


AUTORE : Anti-flag
TITOLO : The Terror State
GENERE : Punk
PROVENIENZA : Pittsburgh (USA)
ANNO : 2003

Altra guerra portata avanti dal presidente statunitense Bush, altro album degli Anti-Flag. Già era successo con la guerra all'Afghanistan, quando la band aveva rilasciato il mezzo live mezzo album di studio "Mobilize", ed ora la storia si ripete in seguito alla guerra all'Iraq, con questo lavoro dal titolo già di per sé abbastanza eloquente, "The Terror State". E non poteva essere altrimenti, visto che da dieci anni questo quartetto si rende paladino dell'anti-americanismo, ed è ormai diventato il gruppo guida a livello mondiale in questo genere di musica: pochi meglio di loro nella storia del punk si sono resi così attivi in questo campo, visto che non si limitano a dire le cose nei loro dischi, ma le applicano anche. Esempi se ne hanno quando in opposizione alla guerra all'Afghanistan la band ha promosso un tour a proprie spese (e della sua etichetta, la A-F Records), il "Mobilize For Peace", o quando hanno effettuato uno dei loro tanti show a scopo benefico alle manifestazioni anti-guerra ed anti-soprusi in generale.
Il disco si apre con le bellissime "Turncoat" e "Rank-N-File", che rendono subito evidente come la band di Pittsburgh abbia cambiato un po' la sua musica, rendendola meno "estrema" e più melodica: il suono non è infatti più così oppressivo come una volta, risultando più limpido, e non è più guidato dal basso, prima sempre molto bene udibile e messo in grande risalto (a ragione, Chris #2 è un'eccellente bassista), seppure anche in questo nuovo album ogni tanto emerga dal contesto musicale a rendere giustizia; e anche i riff di chitarra non sono più della stessa fattura, essendo più puliti e più melodici, e meno "indiavolati". Con questo non bisogna pensare che "The Terror State" sia un album calmo e docile, perché non lo è, e non bisogna pensare che non sia un ottimo lavoro, perché lo è. E' solo un po' diverso dalle vecchie produzioni della band, ma tutto, dalla cura degli strumenti e delle loro interazioni reciproche, dai testi fino alla produzione, curata tra l'altro da Tom Morello degli Audioslave (ed ex Rage Against The Machine), è di altissimo livello. E anche l'aggressività della loro musica c'è ancora, ma anche in questo caso viene espressa in un modo un po' diverso: a tratti si sentono tracce di vecchi Anti-Flag (vedi "One People, One Struggle"), quelli sporchi e rudi, ma spesso si sentono degli Anti-Flag più commerciali (ma solo rispetto a ciò che facevano prima), come se ne può avere esempio nei rock-eggianti ritornelli di "Power To The Peaceful" o di "Mind The G.A.T.T.", dove la voce di Justin Sane è spesso solo seguita da una chitarra neanche troppo vivace. Ma è più o meno a questo punto che termina il lato più melodico del disco, la prima metà, perché con "You Can Kill The Protester, But You Can't Kill The Protest" si entra nel campo degli Anti-Flag più "violenti", quelli più rassomiglianti a quelli vecchi, dove spesso le linee vocali si tramutano spesso in semi-urla, i cori si fanno più frequenti e la musica più pressante, grazie a ritmi più veloci, a chitarre più vivaci e a riff meno orecchiabili ma più "cattivi". Si può infatti dividere questo CD in due parti: la prima, che dura fino alla sesta canzone, è molto più melodica e pulita, mostrante una nuova faccia degli Anti-Flag, mentre la seconda rende atto di quello che la band era in precedenza, anche se pure in questa ultima metà del disco si noti un gruppo a tratti diverso, quasi più vicino all'hardcore che all'oi! punk rock, come se ne può avere esempio in brani come "Wake Up!" o "Death Of A Nation".
Ciò che invece non cambia assolutamente sono invece la voce nasale ed i testi di Justin Sane, sempre, e senza eccezioni, improntati all'impegno ed alla protesta sociale e politica, e scritti con la solita schiettezza e genialità: per credere, basti notare titoli come il già citato "You Can Kill The Protesters, But You Can't Kill The Protest" o come "Operation Iraqi Liberation (O.I.L)". E a dimostrare quanto il messaggio da proporre sia importante per questa band, all'interno del libretto accanto al testo di ogni canzone c'è un commento che spiega bene il contesto nel quale e per il quale è stata scritta.
Da notare anche la copertina dell'album, censurata da molti negozi, raffigurante sull'involucro di cartone del CD una bambina vestita da soldato che sta sull'attenti, e sul libretto vero e proprio la stessa bambina stesa a terra in un lago di sangue: ovviamente gli Anti-Flag non accettano questo sopruso, e se per caso avete una copia di quelle censurate, potete stampare dal sito della band la grafica originale.
Un album diverso, più melodico per certi versi e più duro per altri, ma sempre un ottimo album, che potrebbe estendere la famiglia degli Anti-Flag a nuovi membri pur non deludendo quelli vecchi.

Giamma



lunedì, aprile 03, 2006

BRUJERIA: finalmente in Europa


Sarà il 20 Aprile 2006 la prima data ufficiale dei Brujeria nel nostro continente.
Per ora l'unico concerto confermato è quello di Albacete fissato appunto per la fine del mese, ma voci di corridoio dicono che la band centroamericana potrebbe rimanere più a lingo in Europa e toccare forse anche l'Italia, con date non troppo pubblicizzate.

Il nome BRUJERIA in spagnolo significa "stregoneria". La loro ossessione per il satanismo, per le sostanze stupefacenti, e il loro modo di apparire sono stati il loro passaporto per il successo. Per anni i Brujeria non hanno fatto alcuna esibizione dal vivo, cominciando solo recentemente a suonare negli Stati Uniti e nei paesi latino-americani. Le loro canzoni, tutte cantate in spagnolo, sono perlopiù sataniche, anti-cristiane, a sfondo sessuale o sulle droghe. Ciò nonostante la band ha scritto anche canzoni impegnate, riguardante la situazione politica dei paesi centro-americani e l'immigrazione.

I Brujeria restano comuqnue un progetto parallelo del fondatore Asesino (Dino Cazares), e comprende artisti provenienti da grossi nomi come il bassista dei Faith No More Billy Gould,il batterista di Old Man's Child,Dimmu Borgir e Cradle of Filth Nick Barker, il batterista dei Fear Factory Raymond Herrera ed il bassista dei Napalm Death Shane Embury. Tutti i componenti del gruppo si esibiscono con pseudonimi in spagnolo, e si descrivono come signori del narcotraffico ricercati dall'FBI. La formazione della band è comunque cambiata più volte, e questo è il motivo per cui i Brujeria si mostrano sempre mascherati.

Dino Cazares e Nick Barker lasciarono i Brujeria il 26 gennaio 2004. Gli unici membri fondatori del gruppo ancora presenti sono Juan Brujo e Shane Embury. I Brujeria hanno recentemente scritturato due nuovi membri. Gli Asesino (altra band di Dino Cazares) stanno intanto riscuotendo un buon successo, e lo stesso Dino Cazares ha definito gli Asesino come the new Brujeria, sostenendo inoltre che la colpa del suo abbandono è esclusivamente di Juan Brujo.